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«Non riuscivamo più a vedere per fortuna eravamo a terra»

di Stefania Puorro
«Non riuscivamo più a vedere per fortuna eravamo a terra»

OLBIA. L’odore acre del fumo che invade la cabina è fortissimo. Ma è ancora più forte la paura dei passeggeri, che non riescono quasi più a guardarsi in viso, anche se a pochi centimetri di distanza....

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OLBIA. L’odore acre del fumo che invade la cabina è fortissimo. Ma è ancora più forte la paura dei passeggeri, che non riescono quasi più a guardarsi in viso, anche se a pochi centimetri di distanza.

Una grande nuvola si fa spazio in ogni angolo, è quasi buio. Qualcuno urla, in molti si agitano, mentre alcuni bambini che si trovano a bordo senza i genitori sono frastornati.

«Ma per fortuna – come dicono molti viaggiatori – l’aereo era ancora a terra, sulla bretella che porta verso la pista. E i momenti di panico sono rimasti momenti. Sì, perché quel clima di terrore si è improvvisamente e inaspettatamente placato. E appena sono stati aperti il portellone posteriore e le altre uscite per consentire all’aria di entrare prima di dare il via all’evacuazione, abbiamo capito che non c’era più pericolo».

Ma ormai l’emergenza era scattata, tutte le procedure erano state attivate, e i vigili del fuoco erano pronti a intervenire, insieme con le ambulanze del 118. Solo un signore di mezza età si è ferito leggermente a una gamba, probabilmente quando si è alzato dal suo posto, ma a lui è bastato farsi controllare dal medico dell’aeroporto.

I passeggeri raccontano la drammatica esperienza al telefono, perché nell’area sterile dove vengono accompagnati subito dopo l’incidente, nessuno può entrare. Rimarranno lì, per un po’. Prima di andare al bar per bere o mangiare qualcosa e ritrovare la tranquillità. Per poi salire sull’aereo successivo, programmato per le 20,15, e arrivare finalmente a Milano. Nessuno ha cambiato idea. Sono ripartiti tutti.

Il primo racconto è quello di un medico dell’ospedale di Olbia. Non vuole che si pubblichi il suo nome, ma non ha nessun problema a parlare. «Ero seduto nell’ultimo posto – dice – e a un certo punto ho visto che l’aereo si stava riempendo di fumo. Un odore pazzesco. Ma non è stato necessario usare le mascherine. Il comandante ci ha spiegato che un liquido (probabilmente olio) era filtrato nell’impianto di condizionamento. Ha invitato tutti a stare calmi, e devo dire che dopo una iniziale e comprensibile agitazione tutti i passeggeri sono rimasti tranquilli. Ho chiesto se qualcuno si sentisse male o se avesse bisogno di aiuto, ma non è stato necessario. L’evacuazione è stata rapida e ordinata. Nessuno si è messo a correre, nessuno ha perso il controllo. Io e molti passeggeri seduti in fondo, siamo scesi dalla scaletta posteriore, gli altri sono usciti dalla parte anteriore, dove nel frattempo era stata già portata una scala. I vigili del fuoco ci aspettavano, ci siamo sentiti al sicuro».

«Tutto è andato bene, per fortuna - racconta Andrea Meloni, di Golfo Aranci -, ma i momenti di paura non sono mancati. Io e i passeggeri che si trovavano a pochi passi da me, prima ancora che cominciassimo a scendere dall’aereo, ripetevamo la stessa cosa. E se fosse successo in volo? Ma non è successo. Ed è questo che conta. Vorrei comunque sottolineare una cosa: l’intero equipaggio è stato straordinario. È riuscito a trasmettere la serenità necessaria a tutti noi, stando vicino soprattutto alle persone più fragili in quel momento». «Ma soltanto quando siamo scesi - aggiunge una donna -, abbiamo capito che tutto era veramente finito. È difficile descrivere che cosa si provi in una situazione del genere. La paura di avvolge, ti senti impotente, ti vengono brutti pensieri. Io ho pensato che potesse scoppiare un incendio, poi però mi sono resa conto che non sarebbe accaduto. È stato un incidente. E siamo qui a raccontarlo. Se prenderò ancora l’aereo? Certo. Parto subito, con il prossimo volo».

Il trasferimento dei passeggeri nell’area sterile del Costa Smeralda, è avvenuto velocemente. I primi ad essere accompagnati sono i bambini che viaggiano da soli (subito riconsegnati ai genitori), poi tutti gli altri. Mezzora dopo, una volta che i vigili del fuoco verificano che non ci sono rischi di alcun genere, l’aereo è stato trascinato verso l’hangar da un mezzo aeroportuale. E anche le ambulanze del 118, a quel punto, possono andare via.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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