La Nuova Sardegna

Sanità, i manager delle Asl nel mirino

di Umberto Aime
Sanità, i manager delle Asl nel mirino

Oggi in Consiglio prima riunione sulla riforma della spesa, del 118, dei piccoli ospedali. Ma il vero problema è lo spoil system

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CAGLIARI. Il ciclone San Raffaele è passato o comunque ormai è «imprigionato» nell’ultima delibera approvata dalla Giunta, e così dopo i giorni di passione, la politica può riprendere in mano un altro dossier che conosce molto bene, quello sulla sanità pubblica. La maggioranza di centrosinistra comincerà a farlo da oggi con un vertice mattutino fra i capigruppo del centrosinstra e nel pomeriggio, in Consiglio, nell’aula della commissione Sanità, convocata dal presidente Raimondo Perra (Sardegna Vera-Psi).

Manager in bilico. All’ordine del giorno delle due riunioni, c’è sempre e solo la proposta di riforma firmata da tutti i partiti della coalizione, meno che dal Partito dei sardi, che ha presentato in solitudine e molto prima degli altri un suo progetto, e neanche da Irs. Perché di riforma delle Asl e del sistema sanitario il centrosinistra vuole discutere anche per capire meglio le intenzioni della Giunta sulla sanità. Anzi, per essere ancora più schietti, se Pigliaru e l’assessore Luigi Arru pensano o meno di sollevare dall’incarico gli attuali manager delle otto Aziende sanitarie, che sono ancora quelli nominati anni fa dal centrodestra. È vero: nella sanità pubblica, finora lo spoil system non c’è stato, ma ora più di un partito del centrosinistra preme per un cambiamento drastico dei vertici Asl. Uno dei primi a muoversi è stato il consigliere regionale Efisio Arbau (Sardegna Vera-La Base) che, con un’interrogazione presentata ad aprile, aveva sollecitato la Giunta «di procedere – testuale – alla revoca immediata dei direttori generali delle Aziende grazie a una delibera del 2005». È quella che consente la rimozione del manager se ha sforato il budget del 5 per cento, e come si sa – stando anche a quanto ha denunciato di recente la Corte dei conti – pochi mesi fa quand’era ancora in carica la giunta Cappellacci, sono serviti altri 110 milioni per tirar su i conti delle Asl. Ma l’interpellanza presentata da Arbau è rimasta senza risposta ora i tempi paiono maturi per una decisione sul futuro dei direttori generali. Si sa che Pigliaru non è un presidente dallo spoil system facile, anche se, come detto, le pressioni sono aumentate in questi ultimi giorni.

La riforma. In quella di cui si parlerà oggi in commissione non ci sono accenni al commissariamento delle Aziende e neanche al riordino numerico-territoriale delle Asl, aspetto affrontato invece dalla proposta presentata in solitudine dal Partito dei sardi.

Nella bozza firmata da Pd, Sinistra Sarda, Sel, Centro Democratico e Sardegna Vera, uno dei punti forti è invece la trasformazione dell’Agenzia regionale della sanità nello strumento di controllo della spesa sanitaria. Dovrà farlo, secondo i firmatati, con la nascita della «centrale unica di committenza» e cioè, in parole più semplici, con «l’ufficio che avrà il compito di allineare a degli standard regionali di spesa tutti i costi per le forniture delle Asl». Per essere ancora più chiari, in futuro una siringa dovrà costare lo stesso prezzo a Cagliari e a Sassari, a Olbia e a Nuoro. In parte questo percorso lo aveva avviato la precedente Ggiunta, ma non è bastato ad evitare l’ultimo buco: 460 milioni oltre i 2,86 miliardi già in bilancio. Un altro punto forte della riforma è lo scorporo dalle Asl dei reparti di pronto soccorso, del servizio 118 e delle guardie mediche. Dovrà avvenire con la costituzione dell’Agenzia per le emergenze-urgenze, che si occuperà anche di trasporti (pazienti, organi e sangue) e dell’elisoccorso. Infine, un articolo della proposta riguarda la trasformazione dei piccoli ospedali in «case della salute». Saranno loro, le case, a dover garantire il presidio sanitario sul territorio per poi coordinarsi (leggi ricovero) con le strutture principali. Grandi e buone idee, ma tutti prima vogliono sapere che fine faranno i manager soprattutto perché su questo punto l’assessore Arru (oggi sarà in commissione) ha scelto finora la strategia del silenzio.

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