Travolti dall’onda lunga della crisi
Il Nuorese il territorio più colpito secondo Il Sole 24 Ore. Migliora solo il rapporto laureati/giovani: Sassari al top positivo
SASSARI. È l’ennesima fotografia di un crollo devastante. L’ultimo studio del Sole 24 Ore sulla mappa dell’Italia in crisi conferma la gravità della situazione sarda. Spesso l’isola è fanalino di coda negli indicatori su reddito pro capite, depositi bancari, prestiti personali, disoccupazione, immatricolazioni di veicoli, consumi e acquisti di beni, arretramento dei valori immobiliari delle case. E se magari il quadro non è così fosco allo stesso modo in tutte le zone dell’isola, alcune annaspano chiaramente tra mille difficoltà economiche e sociali. Il Nuorese e il Cagliaritano vengono segnalati nel report del quotidiano finanziario tra le prime dieci aree d’Italia dove la recessione ha colpito in modo più duro.
In questa graduatoria negativa la provincia di Nuoro è quinta davanti a quella di Cagliari. Sassari è dodicesima. L’Oristanese al numero 34. Mentre su scala nazionale al primo posto dei territori che arretrano di più ci sono il Viterbese, la zona di Latina e quella di Novara. Resiste Vicenza. In gradissimo disagio molti piccoli centri dell’ex Belpaese.
Per la Sardegna uno dei pochissimi aspetti positivi è rappresentato dal rapporto laureati/giovani. In questo caso Sassari è addirittura al top nazionale per la migliore performance circa i cambiamenti percentuali favorevoli: più 44,4% di universitari arrivati al termine degli studi nel 2012 rispetto al 2007. Ancora sotto lo stesso profilo, va bene la provincia di Nuoro, che si piazza al terzo posto in questa speciale classifica. E non va male neppure Cagliari, al decimo su 103 province italiane, sempre per l’aumento percentuale dei ragazzi laureati nel 2012 rispetto a sei anni fa.
Ma come sono cambiate, più nei dettagli, la Sardegna e il resto d’Italia in questo periodo? Quali città hanno pagato il prezzo più alto della crisi? E quali invece hanno reagito meglio? Sul Sole 24 Ore la classifica delle province nei 7 anni più difficili, confrontati attraverso 10 indicatori, conferma in una radiografia d’assieme quanto il Paese abbia pesantemente subìto gli effetti della crisi cominciata nel 2008 in Usa. Ed evidenzia con chiarezza quali siano stati i contraccolpi aggiuntivi per l’isola. Dove l’onda lunga di una recessione ancora più allarmante che in altre aree aveva iniziato a far sentire le sue conseguenze parecchi anni prima, sin dal periodo che ha preceduto l’introduzione dell’euro.
L’inchiesta del quotidiano economico, comunque, mette in risalto l’intensità della «luce rossa» sul territorio, misurandola in base alla spending review nelle case dei sardi. I quali hanno visto modificare, generalmente al ribasso, redditi, prezzi delle abitazioni, acquisti di auto e di beni durevoli.
Ma in Italia, come risulta con nitidezza scorrendo elenchi e statistiche, non tutte le province sono state colpite allo stesso modo. Alcune più di altre hanno sofferto, registrando nel 2013 vistosi arretramenti rispetto al 2007.
Complessivamente, i centri piccoli e medi sembrano avere patito di più. E i continui segni negativi hanno scavato un solco profondissimo tra il Sud dal Nord del Paese. Ma pure in Piemonte, in Emilia Romagna, nelle Marche, nel Lazio la crisi si è fatta sentire. E diverse zone tra quelle considerate terre del benessere si sono ritrovate così in cima alla graduatoria delle più martoriate. Le 10 che invece hanno resistito meglio, oltre Il Vicentino, sono le province di Bolzano, Modena, Mantova, Pisa, Genova, Prato, Verona, Aosta, Milano.
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