La Nuova Sardegna

Scontro sulla riforma delle Asl: Pigliaru blocca la maggioranza

di Umberto Aime
Scontro sulla riforma delle Asl: Pigliaru blocca la maggioranza

Nella proposta elaborata dal Pd le aziende sanitarie aumenterebbero, passando da undici a dodici. Il governatore dice no: costi troppo alti. Direttori generali, senza una legge azzeramento complicato

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CAGLIARI. Il centrosinistra ha fretta di rivoluzionare le Asl, Francesco Pigliaru no e tanto meno vuole sentir parlare della nuova Azienda sanitaria per le emergenze, anche se la novità pare spinta solo da buoni propositi. È proprio sulla sanità pubblica che potrebbe consumarsi il primo strappo fra la maggioranza e l’esecutivo: se fosse così, sarebbe clamoroso. Lo scontro per ora è ancora strisciante, ma pare che in Giunta il presidente abbia sollevato i toni della voce dopo aver letto con attenzione la proposta di legge del centrosinistra che ventiquattr’ore fa ha cominciato il suo cammino nella saletta della commissione Sanità del Consiglio regionale. Se la proposta è stata accolta abbastanza bene dai partiti dopo quasi tre ore di confronto, in un vertice convocato la mattina, è nel pomeriggio che sono cominciati i problemi. Prima, in viale Trento, perché nel momento in cui ha saputo che le Asl passerebbero dalle attuali undici a dodici, la dodicesima è quella deputata a coordinare il servizio 118 e i pronto soccorso, Pigliaru sarebbe saltato su tutte le furie. Perché? Perché c’è il rischio di un aumento della spesa fissa, con l’ingresso della nuova struttura in un campo minato che già ora divora il 40 per cento (3 miliardi su 8,2) del bilancio della Regione. Perplessità che il presidente non mancherà di ripetere fra oggi e domani in un faccia a faccia convocato d’urgenza con gli undici partiti della coalizione. La proposta di legge, sempre nel pomeriggio, pare non abbia avuto miglior fortuna neanche in Consiglio regionale. La prima riunione della commissione presieduta da Raimondo Perra (Sardegna Vera-Psi) è stata rinviata a oggi dopo un avvio tempestoso dei lavori, quand’ era appena cominciata solo la lettura del testo preparata da Luigi Ruggeri del Pd. Ma di una legge il centrosinistra ha bisogno se vuole far saltare i manager delle Asl nominati anni fa dal centrodestra. Senza una legge, il passaggio potrebbe essere impossibile, soprattutto perché anche quella fu la strada usata nel 2009 da Cappellacci e più per far fuori i direttori generali dell’era Soru. Solo che intorno a quella riforma volante, la maggioranza del tempo fece quadrato tanto da tirar fuori dal cilindro un testo poi passato indenne attraverso le forche caudine dei ricorsi al Tar. Cinque anni dopo, la stessa compattezza invece pare non esserci e i contrasti sarebbero venuti subito allo scoperto. Bisognerà vedere quali saranno le prossime tappe del confronto interno. Confronto che comunque dovrà essere rapido e anche indolore se è vero, come avrebbe detto il capogruppo del Pd Pietro Cocco, la proposta di legge deve arrivare in aula prima delle ferie estive. Dunque, il centrosinistra avrebbe davvero poche settimane per trovare l’accordo che ora non ci sarebbe.

La riforma. La proposta del Pd, è stata firmata – con convinzione? – anche da Sel, Centro Democratico, Sardegna Vera e Sinistra sarda, ma non ancora dal Partito dei sardi (che ha tutta una sua idea sulle Asl) e da Irs. Di fatto non è prevista una riorganizzazione territoriale e neanche un taglio numerico delle Asl (ed è questo che vorrebbero invece Pigliaru e l’assessore alla Sanità, Luigi Arru) ma solo l’ingresso di una dodicesima Azienda. È l’Areu che avrebbe il compito di coordinare urgenze ed emergenze da un capo all’altro della Sardegna. Per farlo, dovrebbe essere dotata di una struttura autonoma (dal direttore generale a quelli sanitario e amministrativo) che finirebbe per gravare ancora di più sul bilancio della Regione. Levato di mezzo questo nodo, sul resto la coalizione avrebbe trovato l’intesa sulla centrale unica per acquisti e appalti, affidata all’Agenzia regionale della sanità, e sul nuovo ruolo da assegnare ai piccoli ospedali, ribattezzati case della salute, messi in rete o alle dipendenze di strutture più complesse. L’intesa ci sarebbe anche sul coinvolgimento delle associazioni dei pazienti nelle decisioni, ma è su come far saltare i manager che il via libera oggi è ancora un miraggio.

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