L’Anci accusa: la Regione dimentica i Comuni
CAGLIARI. Il candidato unico era lui, Piersandro Scano del Pd, sindaco di Villamar, è lui è stato eletto per acclamazione (solo 5 gli astenuti su 200)presidente regionale dell’Anci, l’associazione...
CAGLIARI. Il candidato unico era lui, Piersandro Scano del Pd, sindaco di Villamar, è lui è stato eletto per acclamazione (solo 5 gli astenuti su 200)presidente regionale dell’Anci, l’associazione dei Comuni. Il rito annunciato si è consumato al termine di un’assemblea in cui il presidente del Consiglio regionale, Gianfraco Ganau, ha detto di essere preoccupato per la «riforma costituzionale pensata a Roma dal governo Renzi» e anche in attesa «dell’indispensabile riforma degli Enti locali in Sardegna» e in cui, subito dopo, l’assessore regionale agli Enti locali, Cristiano Erriu, ha annunciato: «La nostra non sarà un progetto calato dall’alto. Vogliamo che sia calibrato sulle esigenze dei Comuni e così sarà». Poi è stata la volta del neo presidente dell’Anci, successore proprio di Erriu. «I sindaci – ha esordito Scano – oggi sono come dei Don Chisciotte. Abbiamo enormi responsabilità ma non ci danno i mezzi per svolgere al meglio i nostri compiti e dare le risposte che le comunità si aspettano da noi». Poi, con tono pacato, l’affondo: «Oggi non apro la guerra, ma le cose vanno dette chiaramente. Il rapporto fra la Regione e i Comuni deve cambiare. La Regione non va più intesa come un ente che gestisce gli altri, impone e dispone, ma come parte del sistema delle istituzioni in Sardegna e di cui i Comuni sono parte integrante e decisiva». Scano si è fatta portavoce da subito dell’antico allarme dei sindaci: «Fra vincoli del Patto di stabilità e tagli al Fondo unico (i trasferimenti dalla Regione ai Comuni) nei municipi è tutto fermo, bloccato, ma non perché ci manchino le idee. Se abbiamo soldi in cassa non li possiamo spendere per colpa del Patto, oppure se non li abbiamo e perché ci sono stati negati». È un’incertezza – ha aggiunto il neo presidente che «non possiamo più accettare, dobbiamo essere rimessi nelle condizioni di mettere un freno alla crisi». Con questo monito: «I Comuni non possono essere più messi all’angolo, perché sono determinanti e fondamentali per la tenuta sociale, economica e culturale di questo Paese. I Comuni non possono sparire e se qualcuno lo pensa deve anche sapere che da molte parti come punti di riferimento resteranno solo le parrocchie, qualche caserma dei carabinieri e i centri commerciali». Non è pensabile – ha continuato – che continui a esserci una contrapposizione fra le istituzioni, uno scaricabarile continuo. La sua è stata una piena offerta alla collaborazione: «Dobbiamo tutti sederci intorno a un tavolo, partire dalle emergenze, che sono tante, discutere a fondo e trovare soluzioni immediate». Due prima delle altre: il ripristino immediato del Fondo unico, «con la Regione voglio ragionare su dove investirà i milioni che lo Stato svincolerà dal Patto di stabilità», e subito dopo: «Sulla programmazione dei Fondi europei 2014-2020 dobbiamo trovare una strategia condivisa che produca effetti reali e duraturi nei territori». Fino a questa conclusione: «I comuni devono uscire dal reparto di rianimazione in cui sono stati cacciati. Certo, servono le riforme ma devono essere prima discusse. Organizziamo subito un’assemblea generale di sindaci, scegliamo una posizione forte, facciamo sintesi e poi con quel documento andremo compatti al confronto con la Regione». Ad esempio per sposare quello che è l’indirizzo dell’Anci nazionale: investimenti diversificati fra Aree interne e Aree urbane. «È una scelta che va declinata anche in Sardegna – ha chiuso Scano – per evitare lo spopolamento nei piccoli Comuni e permettere e città metropolitane di essere un faro nell’uscita di tutti dal tunnel della crisi». (ua)
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