La Nuova Sardegna

Come usare il tesoretto creato col patto di stabilità

di Alessandro Pirina
Come usare il tesoretto creato col patto di stabilità

Putzolu (Cisl): i 320 milioni per il lavoro. Pinna (Confindustria): i soldi alle aziende Mongiu (Fai): la priorità è l’istruzione. Marcetti (Università): diamoli ai Comuni

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SASSARI. L’intesa sul patto di stabilità non potrà risolvere tutti i problemi dell’isola. La loro valutazione, è cosa risaputa, va ben oltre i 364 milioni di euro che il Governo ha concesso di spendere alla Regione nel 2014. Quella cifra, però, per la Sardegna sempre più in apnea rappresenta comunque una boccata d’ossigeno. Di quei 364 milioni 44 dovranno essere destinati al contratto di servizio per le Ferrovie dello Stato, mentre gli altri 320 potranno essere usati dalla Regione come meglio crede. Partendo da quelle che sono le (tante) priorità dell’isola. «La Giunta deve destinare le risorse aggiuntive a combattere la disoccupazione e a creare lavoro – non sembra avere dubbi Oriana Putzolu, segretario generale della Cisl Sardegna –. I milioni riconosciuti dallo Stato alla Regione hanno un vincolo prima morale e poi programmatico: devono dunque essere destinati alla lotta contro la disoccupazione, ai nuovi posti e alla chiusura positiva di numerose partite aperte che riguardano gli ammortizzatori sociali. Una classe di governo non può accettare fatalisticamente il permanere di situazioni di grandi ingiustizie sociali che attualmente caratterizzano l’isola». Per Pierluigi Pinna, presidente della Confindustria del Nord Sardegna, la prima operazione che dovrebbe mettere in atto la giunta Pigliaru con i 320 milioni liberati dal patto di stabilità è il pagamento degli arretrati alle tante aziende che lavorano con il pubblico. «È da lì che bisogna ripartire. La situazione è inaccettabile, ci sono imprese che devono ancora ricevere arretrati anche da due anni. Se non si risolve il problema l’isola non riuscirà più a riprendersi, perché dietro tutte queste aziende che vantano crediti ci sono persone, ci sono famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese». Il consiglio di Maria Antonietta Mongiu, presidente del Fai, al governatore è di investire nell’istruzione i soldi che è riuscito a strappare al ministro Padoan. «La cosa migliore da fare sarebbe attuare il programma che ancora fatica un po’ ad affermarsi – dice l’ex assessore alla Cultura di Soru –. Al di là di questo io credo che quelle risorse debbano essere destinate all’istruzione. Prima di pensare ai muri delle scuole serve un vero progetto didattico che coinvolga tutte le autonomie scolastiche, che oggi possono agire solo se hanno risorse. Fino a 5 anni fa la Sardegna aveva fatto grandi passi avanti, ma con Cappellacci siamo regrediti». Carlo Marcetti, docente universitario ed economista, ritiene che quei 320 milioni debbano andare ai comuni in affanno. «Se fosse tecnicamente possibile sarebbe un sorso d’acqua importante per quei piccoli e grandi enti che sono al limite della sopravvivenza. L’anno prossimo ci sarà sicuramente più tempo per interventi più strutturati, ma nel frattempo sarebbe opportuno un gesto di solidarietà verso quella parte di isola che più soffre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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