La Nuova Sardegna

Gavoi si ribella: «Il silenzio è mafia»

di Valeria Gianoglio
Gavoi si ribella: «Il silenzio è mafia»

L’omicidio di Dina Dore. Dopo l’attentato contro il padre del superteste del processo arriva la risposta delle associazioni

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GAVOI. Dopo internet, il messaggio è comparso anche su sette lenzuola bianche. Sventolavano come tante piccole bandiere orgogliose, ieri pomeriggio a Gavoi, battute dal sole di un luglio ribelle e agitate dalle sferzate del maestrale. «Il silenzio è mafia», c’era scritto con caratteri neri, ripassati più volte con inchiostro e pennello. Un messaggio che hanno sottoscritto in queste ore ben 31 associazioni, gruppi, o rappresentanti delle istituzioni di Gavoi.

A cominciare dal Comune e dalla parrocchia di San Gavino, per finire con i vari comitati che si occupano di organizzare le feste del paese. Tutti insieme per «condannare fermamente il vile gesto intimidatorio compiuto in danno del concittadino signor Antonio Lai». Quella brutale uccisione del cane dell’edicolante di Gavoi, e papà del superteste dell’inchiesta sull’omicidio di Dina Dore, che evidentemente ha scosso molte coscienze, in paese. Il fatto è che dopo l’attentato, messo a segno nella notte tra venerdì e sabato scorso, e soprattutto la comparsa di quella croce come monito nel terreno di campagna dei Lai, più di qualcuno in paese e non solo, si sarebbe aspettato una risposta immediata da parte dei gavoesi e dei rappresentanti delle istituzioni.

Ma sono tempi difficili, nel centro barbaricino che pure continua a sfornare tante iniziative culturali e di solidarietà. E sono tempi difficili perché tante famiglie sono coinvolte, a vari livelli, nella vicenda della morte di Dina Dore: o come testimoni al processo in corte d’assise, o come familiari dell’una o dell’altra parte. O ancora come semplici conoscenti, amici.

Duemilasettecento anime o poco più che da cinque anni, ormai, affrontano una prova molto complicata: quella di arrivare a vedere la verità in una storiaccia che sembra uscita dalle pagine di un noir. E invece è triste realtà.

E così siamo al weekend appena trascorso. Gavoi e i suoi operosi abitanti si stanno preparando a celebrare una delle feste più importanti e attese del paese: quella di Sa Itria. C’è chi prepara dolci e manicaretti, c’è chi si procura i cavalli che servono tra qualche giorno per rientrare in paese, dal santuario, c’è chi tira fuori dagli armadi costumi preziosi. Ma ecco, che i soliti ignoti, quelli che da troppi mesi ormai mestano nel torbido e agitano le acque tra le strade del paese, si rimettono in moto: entrano nel terreno di Antonio Lai, a Badu ’ e Lodine, ammazzano il cane da guardia, disegnano una croce, tentano di fare del male anche al cavallo che scorrazza nel podere. Dopo qualche ora, dunque, il paese scopre ancora una volta che le mele marce, seppur poche, sono ancora lì, e si fanno sentire. E agitano le notti del paese, e turbano più di qualche famiglia. «Bisogna reagire» comincia a sussurrare qualcuno.

E così spunta l’idea di quel messaggio, “Il silenzio è mafia”, delle lenzuola con la stessa scritta da appendere alle finestre, e di un documento da far girare via internet, nelle case, nelle associazioni.

«L’amministrazione comunale di Gavoi – si legge – e la parrocchia di San Gavino martire, tutte le forze politiche, di impegno civile e religioso, unitamente a Pro loco, Prociv-Arci, Tumbarinos, Aido, Corso Gusana, Coro Eufonia, Avis, Avos, Fare ambiente, Taekwondo, Gymnica club, Sirbons Universidade lbera de sos ansianos, L’isola delle storie, S’Isprone, Polisportiva Taloro, Bikin’Gavoi, Tabità, Motoclub, Polisportiva San Gavino, Caritas, Rinnovamento nello spirito, Azione cattolica, Comitato Pro Roberto, Comitato Nostra Signora d’Itria, Comitato Sant’Antioco, Comitato San Giovanni, condannano fermamente il vile gesto intimidatorio compiuto in danno del concittadino, signor Antonio Lai».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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