Oltre i confini del jazz Un Bollani strepitoso
Due ora da solista che incantano il pubblico del “Ceroli” Da “Penny Lane” dei Beatles all’italianissimo Trio Lescano
PORTO ROTONDO. Istrione, generoso al pianoforte e sempre curioso delle musiche del mondo, non necessariamente jazz. Uno strepitoso Stefano Bollani ha conquistato martedì notte l'anfiteatro Ceroli di Porto Rotondo. Tutto esaurito, pubblico delle grandi occasioni e standing ovation finale per il ritorno, due anni dopo l'ultima esibizione nel medesimo teatro. Allora Bollani suonò insieme al mandolinista brasiliano Hamilton De Holanda e anche allora fu un successo straordinario.
In quasi due ore di piano solo, Bollani interpreta, distorce, esaspera, ammicca e fa in sintesi grande musica. I brani del suo repertorio classico (standard e bossa nova, vecchia passione) si innestano uno sull'altro con verve irriverente e forza espressiva degna di un grande artista. Le dita corrono veloci sulla tastiera, battono, stuzzicano, scherzano ed emozionano. La fisicità prorompente dell'artista si trasmette dal palco alla platea, comunica, conquista tutti. Con Bollani il pianoforte a coda si anima di vita propria, si trasforma in uno strumento poliedrico, in una cassa di risonanza che asseconda la verve espressiva dell'artista. Un'ottima regia delle luci esalta la bellezza del piccolo anfiteatro, gioiello in granito e legno dell'artista-scultore Mario Ceroli. La sinergia tra artista e pubblico è completa, si viaggia sulla stessa lunghezza d'onda. C'è spazio anche per lo show, quando l'artista intona il brano "Sopra i vetri", scritto da Dario Fo, e specialmente al termine del concerto, quando Bollani, sorridente, raccoglie le richieste del pubblico "per un bis di altre due ore" e lega una decina di brani che vanno da "Penny Lane" dei Beatles all’italianissimo Trio Lescano, sino alle sigle dei cartoni animati giapponesi degli anni Ottanta. Strepitosa l'interpretazione di Duccio Vernacoli, un cantautore che negli anni Sessanta aveva tradotto in italiano - in slang toscano - notissime canzoni pop, da "I will survive" di Gloria Gaynor", diventato "Io ce la fo", alla celeberrima "Let it be" dei Beatles, che per Vernacoli-Bollani diventa un laconico "Lascia fare".
«Essere qui per il cinquantesimo anniversario della fondazione di Porto Rotondo lo avevamo pensato due anni fa; il tempo è volato, davvero sono sono già passati due anni? - racconta l'artista - Amo la Sardegna e qui ho molti amici che rivedo con piacere anche se il tempo è sempre tiranno. Domani suono a Carrara, insomma i ritmi sono quello che sono». (m.l.f.)
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