Pigliaru: «Un risultato straordinario»
Il governatore: nessuna concessione o svendita, ma un tesoretto già disponibile per quest’anno e destinato a crescere
CAGLIARI. Signori, è l’accordo degli accordi, altro che patto segreto e al ribasso. Deciso nelle parole e scuro in volto per gli attacchi personali sparati a caldo e a raffica dal centrodestra, è stato accusato di «essersi svenduto a Renzi e allo Stato», Francesco Pigliaru non si è difeso, ha contrattaccato. In Consiglio regionale, tutto d’un fiato, ha detto con il tono duro e spigoloso della replica: «Rendiamoci conto che questa è un’intesa straordinaria. Da subito e soprattutto dal 2015, ridà e ridarà finalmente ossigeno finanziario alla Sardegna. L’abbiamo ottenuta dal Governo, perché siamo ritornati a essere una Regione autorevole, capace e responsabile». Fosse per lui si sarebbe fermato qui, ma va avanti: «Abbiamo lavorato bene e in soli quattro mesi, siamo arrivati al traguardo dopo aver riallacciato rapporti nuovi e di leale collaborazione col Governo». Ora ha altri 364 milioni da spendere nei prossimi mesi del 2014 fuori dal Patto di stabilità, «ci aspettavamo di più – ha ammesso – ma quanto avuto si avvicina molto a una cifra ragionevole», e fra un anno il bonus sarà di un miliardo e 200 milioni, quando scatterà il meccanismo del pareggio di bilancio: «Da gennaio potremo spendere tutto quello che incasseremo e qui abbiamo esaudito il massimo delle nostre pretese». Sono questi i soldi che ha conquistato a Roma e di cui va orgoglioso. «Alcuni risultati li vedremo subito, altri e molti nel 2015», ha detto, per poi aggiungere, con enfasi: «Adesso il nostro successo dipende solo da noi. Dovremo essere bravi a non gettare via neanche un euro, a tagliare bene quanto non ci serve e i risparmi, potremo investirli per rilanciare lo sviluppo».
Certo, come in qualunque trattativa, qualche concessione ha dovuto farla: «Entro il 16 settembre – è scritto nell’accordo col ministro all’Economia – la Regione si impegna a ritirare tutti i ricorsi pendenti contro lo Stato davanti alle diverse giurisdizioni in materia di finanza pubblica». È una pietra tombale sul passato e lo sarà anche fino al 2017, perché «abbiamo agli effetti di eventuali sentenze a noi favorevoli sul contenzioso». In questo passaggio, la voce di Pigliaru ha tagliato l’aula in due: «Non ci sono state altre concessioni o svendite come invece sospetta chi oggi lancia accuse infondate, ingiustificate, inutili». Per poi ritornare a essere freddo nel momento in cui ha detto: «I rischi ci sono, nessuno li nasconde e sono nei rapporti turbolenti che negli anni abbiamo avuto con uno Stato spesso sleale, anche se ora ci sono regole chiare e trasparenti. Roma dovrà rispettarle». L’altro rischio è l’ammontare delle entrate: «Sull’accertamento di quanto ci spetta dobbiamo e dovremo essere rigorosi, ma sono piuttosto ottimista. Ci attrezzeremo ancora meglio di quanto abbiamo fatto nella prima vertenza per le entrate e di sicuro avremo il dovuto. Ad esempio, chiederemo un pieno riconoscimento dell’imposta (è l’Ires) maturata dalle imprese che hanno sede legale altrove, ma l’attività principale in Sardegna. Solleciteremo anche quanto ci spetta del gettito fiscale che arriva allo Stato dai giochi e dalle lotterie».
Fin qui Pigliaru, il dibattito sulle sua requisitoria sarà martedi, poi è stata la maggioranza ad alzare la voce. «Nessun accordo segreto – ha detto il capogruppo del Pd, Pietro Cocco – tutti gli 11 partiti della coalizione erano informati su ogni passo della trattativa. Il centrodestra urla, perché è una belva ferita: in quattro mesi Pigliaru ha ottenuto quello che Cappellacci non è riuscito ad avere in cinque anni». C’è di più: con i 364 milioni extra Patto e gli altri 200 che arriveranno per pagare i debiti che la Regione ha con le imprese, «in questo esercizio finanziario, ritorneremo al livello di spesa del 2013: tre miliardi», ha detto il presidente della commissione Bilancio Franco Sabatini del Pd. Daniele Cocco di Sel ha tirato anche su la posta: «Non dimentichiamoci che con l’accordo, abbiamo risparmiato i 300 milioni più altre sanzioni per aver sforato, quando al governo c’era Cappellacci, il Patto di stabilità del 2013». Sono tutti soddisfatti i partiti della maggioranza: dal Centro Democratico con Roberto Desini, «il presidente ha restituito credibilità istituzionale alla Sardegna», a Soberania-Rossomori con Emilio Usula, «è l’inizio della sovranità fiscale». Poi Gavino Sale di Irs, «con questa maggioranza ipercompatta, Pigliaru è un fiume silenzioso che sa trascinare e portarci al successo», Fabrizio Anedda di Sinistra Sarda: «Terremo alta la guardia con lo Stato, ma abbiamo piena fiducia nel presidente», e Raimondo Perra (Sardegna Vera-Psi): «Cominciamo a vedere un barlume in fondo al tunnel e impareremo in fretta a essere virtuosi nel contenere la spesa» Alla festa del centrosinistra, celebrata anche a Roma dai deputati del Pd Francesco Sanna e Caterina Pes, l’opposizione ha contrapposto un altro assaggio di quanto accadrà nel dibattito. Forza Italia ha sparato ancora: «Pigliaru ha consegnato la Sardegna al nemico», oppure «Siamo alla follia, questa Giunta ha premuto il pulsante dell’autodistruzione». Anche Mauro Pili, il deputato di Unidos, ha affondato i colpi: «Hanno regalato la Sardegna a Renzi». Martedì saranno scintille, in aula.
Nel frattempo il neo presidente dell’Anci, l’associazione dei Comuni, Piersandro Scano, ha dettato una prima agenda: «I soldi in più devono andare agli Enti locali, sono disperati, e su questo chiediamo alla Giunta di confrontarsi subito con noi».
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