La Nuova Sardegna

Capichera, dissequestrati i conti correnti

di Giampiero Cocco
Capichera, dissequestrati i conti correnti

Il Riesame smonta la tesi della Procura di Tempio: la rinomata azienda vinicola non ha commesso alcuna evasione fiscale

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TEMPIO. I grappoli di vermentino utilizzati per il Capichera sono i più pregiati e costosi dell’isola. Un uvaggio, quello prodotto negli 80 ettari di assolati vigneti di Arzachena, pagato a peso d’oro pur di ottenere quel nettare Docg che manda in visibilio i palati più raffinati. Da questa sintesi enologica ma tradotta in termini giuridici nasce la decisione del tribunale del riesame di Tempio che ieri ha annullato il sequestro preventivo dei cinque conti correnti, degli immobili e dei vigneti di Alberto e Mario Ragnedda, i titolari della prestigiosa cantina che produce il vino più tradizionale e ricercato della Gallura, il Vermentino Doc.

I giudici del riesame, dopo le argomentazioni e la documentazione presentata in udienza nei giorni scorsi, hanno stabilito che «i valori di mercato desumibili dai dati dell’Ismea, sia per i vini bianchi che per i rossi Capichera, parametrati ai vini della regione Sardegna ricollegabili alle categorie Docg e Igt (denominazione di origine controllate e Indicazione geografica tipica - ndr), categorie all’interno delle quali si collocano i vini Capichera, appaiono assolutamente congrui ai prezzi di trasferimento corrisposti dalla Snc Ragnedda alla Ss Ragnedda. A ciò aggiungasi, trattandosi, come dato di comune esperienza operante nel settore vitivinicolo, tra i bianchi fermi di assoluto rilievo in campo nazionale e internazionale, le uve da destinarsi alla vinificazione di tali prodotti non possono che parametrarsi a prezzi di mercato elevati». Un trattato di enologia per spiegare che le uve cedute dalla Giovannella e Alberto Ragnedda Snc (la società che possiede i vigneti) alla Ragnedda S.S. Azienda agricola di Mario e Fabrizio Ragnedda (la cantina che produce il Capichera) nel 2010 per 747 mila euro, in una operazione interna tra società denominata “transfer pricing” (acquisto di beni e servizi tra lo stesso gruppo), era più che regolare, e quindi non c’è stata, secondo il tribunale del riesame, alcuna evasione fiscale così come contestata dalla procura della Repubblica, che aveva chiesto e ottenuto il sequestro per l’equivalente della somma evasa, 224 mila euro, come da conteggi dell’Agenzia delle Entrate.

La decisione del tribunale della libertà di Tempio, presieduto da Gemma Cucca (a latere Renato Perinu e Riccardo Massera), ha annullato il provvedimento di sequestro chiesto dal capo della procura gallurese Domenico Fiordalisi e disposto dal gip Vincenzo Cristiano nel giugno scorso. L’indagine penale, che vede indagato il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda e il fratello Mario, entrambi imprenditori nel settore vitivinicolo, prosegue, anche se alla luce della decisione del tribunale del riesame «l’intero castello accusatorio andrà certamente ridimensionato, non avendo i nostri assistiti commesso alcun illecito di natura penale», hanno spiegato i legali che assistono i fratelli Ragnedda, gli avvocati Gerolamo e Filippo Orecchioni. Che hanno brindato con un bicchiere di fresco (sei gradi) e profumatissimo Capichera al loro successo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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