La Nuova Sardegna

Riesame contro Procura: via i sigilli al residence vip

di Giampiero Cocco
Riesame contro Procura: via i sigilli al residence vip

Il tribunale dissequestra le villette costruite in cima alla collina di Liscia di Vacca Il provvedimento era stato preso dal procuratore di Tempio, Domenico Fiordalisi

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INVIATO A PORTO CERVO. Il condominio stellare di Liscia di Vacca delle “Tiare del Cervo” ha riaperto i cancelli cesellati dai fabbri galluresi. Il clamoroso sequestro effettuato tre settimane fa dalla polizia municipale di Arzachena, su disposizione della Procura di Tempio, è stato infatti annullato dal tribunale del riesame che ieri ha accolto le istanze presentate dal collegio difensivo che assiste gli indiziati: Alfonso Dolce, amministratore della “Gado” di Milano (la holding del lusso e abbigliamento griffato Dolce&Gabbana), indagato per abusi edilizi con il costruttore arzachenese Antonello Orecchioni, l’amministratore delegato della “Terra Gallurese Srl” (la immobiliare che gestisce il resort a cinque stelle), e l’ingegner Francesco Dettori di Sassari, direttore dei lavori di quel contestatissimo condominio sorto sulle alture di Liscia di Vacca e dal quale si gode la vista mozzafiato sulla marina, Porto Cervo e le isole della Costa Smeralda. Per i giudici del tribunale della libertà di Tempio non esistevano i presupposti per un provvedimento d’urgenza quale il sequestro preventivo ordinato dal capo della procura gallurese Domenico Fiordalisi, posto che l’intero complesso residenziale è ultimato ed erano in fase di completamento le opere di rifinitura e abbellimento dell’intero condominio. Le istanze dell’avvocato Raffaele Della Valle da Monza, già parlamentare di Forza Italia (nel suo studio sono transitati clienti quali Silvio Berlusconi e il defunto Enzo Tortora), dei penalisti Agostinangelo Marras, Gerolamo e Filippo Orecchioni, e Vittorio Campus hanno fatto breccia nei giudici del riesame ai quali hanno prospettato, in via preliminare, che non era stato commesso alcun illecito nel realizzare quelle volumetrie incastonate sulle granitiche alture di Porto Cervo. Una costruzione avviata dopo una concessione edilizia passata più volte al vaglio e all’esame della autorità competenti, è stato precisato nelle motivazioni che hanno portato all’annullamento del provvedimento di sequestro «una concessione approvata dal consiglio e dalla giunta di Arzachena e sottoposta all’attenzione dei tecnici e dirigenti del settore urbanistica e edilizia privata del Comune i quali, nel momento dell’approvazione della concessione e delle varianti, hanno sempre espresso valutazioni positive anche in ordine alla conformità tecnica e normativa, indicando specificatamente i motivi per i quali è stato possibile emetterla dopo aver acquisito – è spiegato nel documento del Riesame – pareri legali sul punto. Le pratiche relative sia alla concessione che alle relative varianti sono state istruite ed esaminate dall’ufficio tecnico del Comune nonchè sottoposte a parere di conformità ai regolamenti comunali, generando una situazione che ha determinato controlli sfociati in sopralluoghi (febbraio 2008) del corpo forestale e area tecnica del Comune, oltre alle verifiche del maggio 2013 che non sfociarono in alcuna denuncia di irregolarità o illiceità. Il dato obiettivo – conclude il documento del Riesame – che i lavori si siano protratti per ben otto anni rappresentano elementi che inducono ad escludere la sussistenza dei reati contestati. E non si può affatto pretendere che semplici cittadini, ancorché imprenditori del settore (in riferimento alle critiche di carattere architettonico espresse sul condominio stellare, n.d.r.), fossero in grado di rendersi conto di una eventuale illegittimità, insussistente nel caso in esame, delle concessione e delle relative varianti. Né, d’altronde – conclude il documento – la pubblica accusa ha ipotizzato che la concessione medesima sia potuta essere frutto di collusione tra privati e amministratori pubblici».

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