La Nuova Sardegna

Distretti e marchi, il futuro dell’agricoltura

Pronto il testo unificato dalla commissione guidata da Lotto, martedì l’approvazione del Consiglio

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CAGLIARI. Rilanciare l’agricoltura, dando fiato alle imprese, mettendo un punto fermo sull’agro biodiversità, sui marchi collettivi e sui distretti. E’ la legge che la commissione Agricoltura, presieduta da Luigi Lotto, ha elaborato in soli quattro mesi di tempo e che sarà approvata martedì dal Consiglio regionale. L’assemblea, ieri, ha approvato il passaggio agli articoli (sono 39), ma non ha potuto esaminarli perché la commissione ha lavorato per mettere ordine ai tanti emendamenti: 108, ridotti in serata a 44. E’ una legge bipartisan e quindi non avrà difficoltà a essere approvata. L’assessore all’Agricoltura, Elisabetta Falchi, spiega: «Quello che è mancato è stata la strategia. Dall’analisi si evince come la Sardegna abbia come punto di forza la qualità perché non possiamo certo competere in quantità».

Quindi qualità come punto di forza, partendo dal nostro ambiente per arrivare ai prodotti finiti. «La legge sulla tutela dell’agrobiodiversità ci aiuterà molto», assicura l’assessore. Elisabetta Falchi ha poi voluto ricordare la qualità dei formaggi sardi «che si avvantaggiano dei nostri pascoli che non esistono in altri parti del mondo. Per questo dobbiamo intervenire nella protezione delle essenze pascolative e delle nostre razze, lavorando per la loro valorizzazione anche ai fini della ricerca». Falchi ha ricordato il caso della multinazionale olandese che due mese fa venne in Sardegna per raccogliere alcune semenze e utilizzarle nei processi di ricerca. «Abbiamo avuto difficoltà a rispondere perché mancava un quadro normativo e quindi avere una norma specifica era necessario». La legge istituisce anche i «distretti», essenziali per organizzare al meglio il comparto produttivo. Alcune criticità sono state sollevate sul marchio che dovrebbe certificare il «prodotto sardo». Alcuni consiglieri hanno sollevato il problema che la certificazione sarebbe fatta da aziende che non adoperano materie prime coltivate in Sardegna. Ed è su questo che sono stati presentati diversi emendamenti. (I marchi esistenti oggi sono diversi dai prodotti Dop al marchio Igp per gli agnelli mentre sono 178 i prodotti classificati come tradizionali). Un altro punto critico è il rischio che il marchio collettivo diventi un appesantimento per le piccole imprese. «E’ un’ottima opportunità», commenta Lotto, «perché consentirà di usare al meglio le leggi di spesa, a cominciare dal Psr».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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