Per un cinema contro La lezione di Volonté
Un’intervista mai vista in Italia, rilasciata in Uruguay nel 1992
INVIATO ALLA MADDALENA. Estate del 1994. Gian Maria Volonté coinvolge tutta Velletri, cittadina dove vive da un po' d'anni, per uno spettacolo denso di significato per la memoria collettiva, storica, della comunità locale. Uno spettacolo corale, "Tra le rovine di Velletri", che coinvolge centinaia di persone. Bambini, giovani, vecchi per raccontare le tragiche vicende che riguardano il paese laziale durante la seconda guerra mondiale. La base è il diario di un sacerdote, Italo Laracca, che per nove mesi, dopo l'8 settembre del 1943, annota dettagli sulla vita quotidiana di quel periodo, con l'incubo dei bombardamenti che non risparmiarono la città. Volonté, insieme ad Angelica Ippolito, lo legge e decide di adattarlo per il teatro. Un estratto dello spettacolo, curato dall’associazione Volonté, è stato proiettato ieri a Cala Gavetta per il festival "La valigia dell'attore". Son passati vent’anni da quell'evento di grande impegno e coinvolgimento civile: «Uno spettacolo che Gian Maria voleva diventasse un appuntamento annuale – racconta Angelica Ippolito, attrice e compagna di Volonté, presente alla proiezione – Ci riuscimmo l'anno seguente la sua morte, poi per il solito problema di fondi più nulla. Lo spettacolo è tornato solo in questo 2014 per il ventennale, curato da Renato Carpentieri». Una delle iniziative che in qualche modo si inseriscono nel tributo a Volonté a vent'anni dalla scomparsa (avvenuta nel dicembre del 1994) che ovviamente anche il Festival della Maddalena porta avanti.
Sempre ieri "La valigia dell’attore" ha permesso al pubblico di vedere "Hablemos", lunga intervista a Volonté realizzata a Montevideo nel 1992. In Uruguay l'attore stava girando un film mai distribuito in Italia: "Funes, un gran amor", del regista argentino Raoul de la Torre. Nella lunga intervista viene fuori prima di tutto l'uomo Volonté, sempre cosciente e attento dal punto di vista sociale: la felicità di trovare al suo ritorno in Uruguay dopo tempo un paese non più in mano alla dittatura, il riferimento all'importanza della cultura come motore della crescita democratica, alla guerra che insanguina la Bosnia, la battuta al veleno su Bush (padre, chissà che avrebbe detto del figlio). Per quanto riguarda il suo lavoro risalta la passione per il mestiere d'attore: «Recitare è l'ultima cosa – dice –. A volte un film si prepara per anni e per mesi io scrivo, annoto, disegno, immagino gli spazi della scena, il contesto storico e tutto ciò che accadrà in relazione con gli altri personaggi».
Negli occhi degli spettatori restano personaggi e film indimenticabili che trovano modo di essere ricordati in altri preziosi documenti video scelti dall'associazione Quasar nel preparare il programma del festival. Nei preziosi documentari "Un attore contro" e "Indagine su un cittadino di nome Volonté" o nella stupenda rassegna antologica a cura di Orsetta Gregoretti, "Gian Maria Volonté tra cinema, teatro e televisione", con immagini che vanno dal 1960, quando l'attore interpretava "Romeo e Giulietta" con Carla Gravina, al 1990, quando interviene in una trasmissione di Raffaella Carrà che si conclude con un accenno alla canzone "L'anno che verrà" di Dalla, molto apprezzata da Volonté. Forse quel "caro amico" a cui si riferisce il testo può essere Franco Solinas, ricordato anche in uno degli spezzoni che formano il video di oltre un'ora. L'amico che gli aveva fatto scoprire La Maddalena.
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