Cristicchi racconta il dramma delle foibe
Stasera in scena a Fertilia lo spettacolo “Magazzino 18”, Le storie dei profughi dell’esodo giuliano-dalmata
ALGHERO. «Le storie dei profughi dell’esodo giuliano-dalmata ci fanno vedere la realtà attuale con altri occhi. Nel mio libro c’è un rimando chiaro agli altri esodi che vediamo oggi, questi grandi barconi pieni di disperati che approdano a Lampedusa. Sono due cose diverse ma si somigliano perché hanno in comune il senso di sradicamento dell’essere umano dal proprio territorio e dal proprio tessuto sociale». Simone Cristicchi presenta in Sardegna “Magazzino 18. Storie di italiani esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia” (Mondadori), il libro tratto dallo spettacolo che ha portato nei teatri italiani le vicende degli esuli delle foibe. E lo farà proprio a Fertilia, rifugio degli istriano-dalmati nel dopoguerra. L’appuntamento è questa sera alle 21in piazza San Marco in un reading organizzato da FertiliaCentroCommercialeNaturale e dalla Fondazione Meta del Comune di Alghero in collaborazione con la libreria Il labirinto Mondadori.
Cos'è il Magazzino 18?
«Magazzino 18 si trova nel porto vecchio di Trieste, è uno di quei capannoni portuali dove si stipava il contenuto delle navi. In questo caso contiene il contenuto di un'intera città: sono gli oggetti appartenuti agli esuli dell’Istria che nessuno ha mai reclamato e che sono diventati per me il simbolo dell’esodo giuliano-dalmata. Lo racconto partendo dalle sedie che hanno una particolarità: ognuna ha scritto il nome del proprietario e così ho pensato che attraverso gli oggetti si potessero ricostruire delle vite, raccontare una storia complessa e drammatica ma che appartiene a tutti».
Cosa l'ha spinta a raccontare?
«Il senso di vergogna per aver saputo poco o nulla di questo episodio della storia italiana che segna la sconfitta dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Il prezzo fu pagato dagli esuli che dovettero lasciare la loro terra, poi ceduta come risarcimento di guerra alla Jugoslavia di Tito. La prima cosa che ho fatto è stata scrivere una canzone che si intitola appunto “Magazzino 18”. Ho pensato poi a uno spettacolo di canzone e teatro insieme».
Al centro del libro ci sono le storie. Ce n’è qualcuna che l'ha colpita in modo particolare?
«Ce ne sono tantissime, per esempio la sconosciuta strage di Vergarola che avvenne a Pola in tempo di pace, nel secondo dopoguerra, di cui nessuno sa nulla. Morirono circa un centinaio di civili. Si imputa ai servizi segreti jugoslavi e voleva essere un avvertimento per gli italiani e una spinta a mandarli via da quella città. E poi c’è la storia della piccola Marinella, una bimba di un anno che morì di freddo all’interno di un campo profughi».
Secondo lei perché ancora si fa fatica a parlare di questa vicenda?
«Quando si tirano fuori alcuni scheletri dagli armadi si crea fastidio a chi non vuole vedere nella storia i chiaroscuri, le zone d'ombra. Anche nel movimento di liberazione dal nazifascismo ci sono stati degli episodi riprovevoli, crimini commessi in tempo di pace, esecuzioni sommarie».
Oggi sarà a Fertilia, rifugio degli esuli. Quali sono state le reazioni di chi ha vissuto l’esodo, e cosa si aspetta dalla serata di oggi?
«Credo che sarà una grande emozione per tutti. Mi ricordo una signora di 95 anni che mi ha ringraziato per lo spettacolo dicendo “Morirò contenta perché finalmente qualcuno ha fatto conoscere a tanta gente la nostra storia”. È un omaggio alla loro memoria, ma io mi propongo soprattutto di raccontarla a chi come me fino a poco tempo fa non sapeva nulla. Ringrazio Marisa Brugna, una mia grande amica che abita a Fertilia: ho preso spunto dal suo libro che racconta il suo percorso di bambina esule e la sua vita nei campi profughi fino ad approdare in Sardegna. Grazie a lei siamo riusciti a organizzare questo incontro».
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