Noa: «Contro la guerra riapriamo il dialogo»
La cantante israeliana ieri sul palco del Festival di Siddi
INVIATO A SIDDI. «Sono venuta fin qui per portare la mia musica in una terra, la Sardegna, che amo. Tutta la mia carriera ho pensato alla musica come un mezzo per diffondere la pace. Così mi sono trovata a collaborare con musicisti provenienti da Paesi diversi dal mio. In questo penso sia un buon viatico alla distensione e al dialogo tra i popoli». Shalom. Cioè Pace. E’ questo il messaggio che Noa rilancerà anche dal palco prima e durante il suo concerto davanti a quasi duemila fans giunti da tutta l’isola.
La piccola yemenita dai capelli color rame come il colore dei prati bruciati dal sole che circondano Sa Domu e s’orcu, imponente tomba dei giganti sull’altopiano di Siddi, ha uno sguardo franco e diretto. Abbigliata con una lunga tonaca nera ricamata con grandi alamari argento e rosso è i regale e austera.
La musica e la pace. «Eppure – sottolinea con amarezza in un sospiro – non credo che ora la musica riesca a fermare la guerra. Ci sono enormi responsabilità di chi ha spinto verso questo conflitto. Non c’è un vero sforzo per andare in direzione di una tregua. Troppi sono gli estremismi in entrambe le parti e tra chi governa».
Ed è una terribile escalation quella che sta colpendo in questi momento i civili, con centinaia di morti e feriti, di donne e bambini vittime di bombardamenti.
«In questo momento – scandisce fermamente la cantante – mi sento di esternare tutta la mia commozione e il mio dolore e la mia solidarietà a chi è vittima di questa folle guerra. Occorre subito che ciascuno, guardi dentro la propria coscienza e faccia appello ai potenti della Terra per fermare il conflitto. Per quanto mi riguarda, nel mio Paese io non mi stanco di criticare e contestare il mio Governo. Adesso basta con la violenza. Bisogna iniziare subito i colloqui di pace per un riconoscimento reciproco. Siamo pratici: si intende continuare a lungo con questo stato di cose? No. Allora si inizi a parlare subito. La guerra va fermata. La Palestina deve essere riconosciuta. Deve essere uno stato indipendente. Io sogno che un giorno i due Stati possano finalmente coesistere. E, magari, anche quella parte del Mediterraneo possa diventare un giorno come è da voi in Europa...»
La musica e la guerra.
«La musica e gli artisti, certo sono importanti – spiega Noa – la maggior parte di loro è sensibile ai temi della pace, ma esiste anche chi compone e scrive canzoni di odio e incita alla violenza. E questo è davvero un fatto terribile. Così a questo punto posso parlare solo per me. Esprimere la mia voglia di condividere con chiunque un messaggio di pace. C’è qualcuno che ora voglia stringere la mia mano per questo?»
L’album “Love Medicine”. «Il mio ultimo disco è esattamente questo: indica che la musica può essere una medicina per l’animo umano, aiuta a superare la delusione e la solitudine».
Le amicizie che non si cancelleranno mai. »Come quella che ho avuto per Andrea Parodi. Una grande e bella persona con una voce meravigliosa che ha regalato al mondo tante emozioni».
Come quelle che poi la percussionista e cantante dalla voce di usignolo offrirà per circa due ore con la sua oliatissima band dove spicca il fedele chitarrista Gil Dor. L’atmosfera è di un blues dai forti colori etnici, con un omaggio inatteso alla Sardegna in “No Potho Reposare” cantato in duo con la giovane Stefania Secci. E poi tante perle tratte dal suo ultimo album come l’emozionante “”Little Star” scritta per ricoradre l’Olocausto e in chiusura l’immancabile “Beautiful that way” dal film “La vita è bella”.
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