La Nuova Sardegna

Brucellosi dal latte di capra crudo

Il docente di Veterinaria Pittau spiega come nei secoli si è sviluppata l’infezione

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SASSARi.

Riflettori puntati sulla brucellosi. Li accende Marco Pittau, a Veterinaria docente di Malattie infettive degli animali. «Una premessa, innanzitutto: il batterio - identificato per la prima volta da un medico inglese, Bruce, a Malta - è sempre stato diffuso nel Mediterraneo - spiega – La ragione è semplice. I popoli antichi, come i Greci, si dedicavano all’allevamento, usavano le capre come riserve alimentari tanto da lasciarne un paio di coppie perché si riproducessero in ciascuna isola dove sbarcavano, davano ai neonati il latte crudo per integrare quello delle madri in caso di bisogno». Situazione evocata nei nomi di tante isole: Capri, Capraia, Caprera. «In questo modo il batterio della brucellosi si è sviluppato e diffuso, nonostante sia meno resistente di altri, come antrace o carbonchio, che possono restare vivi nel terreno addirittura per un secolo – prosegue il professore universitario – Il laboratorio inglese interessato a Geridu ha analizzato il Dna di un batterio morto con metodiche simili a quelle usate in altri campi: indagini di polizia criminale, studio delle emigrazioni, esami sui corpi dei faraoni e così via». «In questo caso il target della ricerca era però diverso e una delle conclusioni è stata che la brucellosi era presente in Sardegna anche molti secoli fa – precisa il docente – Di questa malattia non esiste però un unico tipo. Così in indagini del genere spesso non ci si basa solo sulle analisi genetiche, ma si confrontano i risultati con le evidenze storiche e archeologiche». Come appunto è stato fatto per Geridu. (pgp)

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