La Nuova Sardegna

Dee Dee Bridgewater, conturbante jazz lady

di Walter Porcedda
Dee Dee Bridgewater, conturbante jazz lady

Dromos festival, lunedì a Tharros oltre mille hanno seguito il concerto della grande e carismatica cantante americana

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INVIATO A THARROS. Dromos festival si conferma anche questa estate una delle migliori rassegne dell’Isola. Incardinata nella stuzzicante linea di confine tra world music e jazz unisce l’entertainment alla scoperta del territorio. Sabato era il centro storico di Baratili, per seguire il ribollente concerto del sassofonista Manu Dibango, domenica nell’intrigante cornice del bosco di Mitza Margiani a Villaverde per il trio di Martin Tingvall. Dromos allestisce cioè gli eventi musicali in location poco conosciute e altre di particolare interesse turistico che si rivelano spesso sorprendenti per la resa spettacolare. E’ il caso dell’incantevole anfiteatro naturale, nella penisola di Tharros, dentro il sito punico romano, lunedì teatro per milleduecento fans della performance di Dee Dee Bridgewater (e primo spettacolo anche delle “Notti di Tharros”).

Un angolo straordinario. Gli spettatori, discendendo a piedi nell’antica città, calpestano i lastroni di pietra vulcanica che delimitavano le vie, sfiorano i muri possenti delle terme e le soglie di quelle che un tempo furono luoghi di lavoro e di vita, officine o abitazioni, per giungere infine a un declivio coperto di sabbia finissima, tra piccoli ginepri, dove si respira forte l’aria salmastra. Posto davvero magico. Eccellente per una signora del canto che come poche continua una grande e nobile tradizione, quello delle jazz ladies – dalla grande Billie Holiday alla quale Dee Dee ha recentemente reso un originale tributo a Ella Fitzgerald con la quale possiede diversi punti in comune – ma con l’atteggiamento dell’artista che scava e ricerca continuamente nuovi punti di approdo. E’ questo che spinge la Bridgewater a rivoltare continuamente standard celebri e riconoscibili per trovare una chiave originale di lettura, affermando un personale punto di vista interpretativo. Che nel jazz poi è il sale che condisce la musica.

Lo ha fatto anche martedì offrendo una ammaliante terna di classici aperta da un monumento come “Afro blue”, celebre tune di Coltrane (ma il pezzo fu scritto da Santamaria)e proseguendo prima con “Blue Monk” del geniale Thelonious e poi con un altro evergreen come “A Foggy Day” di Ira (il testo) e George (la musica) Gershwin. Ognuna di queste è stata resa con eccellente maestria da Dee Dee che ne ha offerto una lettura genialmente sbilenca. La cantante cioè non tiene conto delle convenzioni e cerca di misurarsi soprattutto sul ritmo, scandendo bene le strofe e facendo galoppare lo swing.

In questo è ben sostenuta da una band bene assortita di giovani leoni. A cominciare dal trombettista Theo Croker che ha una meraviglia di voce, fraseggio nervoso e tanto swing da vendere. Ottimo anche il sax di Irwin Hall ed Eric Wheeler al basso. Bello e solido anche Michael King al piano e alle tastiere e infine Kassa Overall alla batteria, qualche volta un po’ sopra le righe ma con spiccato senso del tempo. La band sostiene a perfezione il gioco della Bridgewater che proponendo a seguire “Save your love for me” di Croker, “I can’t help it”, “the Music is magic” e una elettrizzante “Livin for the city” di Wonder conquista in scioltezza il pubblico con uno show di classe e ottimo jazz.

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