La Nuova Sardegna

Keller, oggi l’ultimo verdetto

di Luciano Onnis
Keller, oggi l’ultimo verdetto

Attesa la decisione del tribunale sull’amministrazione controllata dell’azienda

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VILLACIDRO. Un’altra notte con il fiato sospeso per conoscere il futuro della loro fabbrica e di quello occupazionale di ciascuno di loro. Solo oggi i 287 lavoratori della Keller di Villacidro e i 170 dello stabilimento satellite palermitano, sapranno le decisioni del collegio giudicante della Sezione fallimenti del tribunale di Cagliari in merito alla concessione di due mesi di amministrazione controllata dell’azienda, periodo necessario per accertare se le quattro manifestazioni di interesse d’acquisto della fabbrica (proprio l’altro pomeriggio se ne è aggiunta una quarta) fatte pervenire al liquidatore aziendale Marco Serpi sono serie e realizzabili. Sono in ballo la Skoda Transportation, la spagnola Talgo, l’indiana Titagarh e l’italiana Wegh Spa. Dopo l’udienza di ieri mattina, in cui i giudici hanno sentito il pubblico ministero schierato sulla linea dei tre liquidatori giudiziali («Non esistono i requisiti di legge per concedere l’amministrazione straordinaria») e l’avvocato Giovanni Dore, rappresentante legale dei quattro sindacalisti e lavoratori Keller (Gianluigi Marchionni, Marco Angioni, Mauro Branca e Mauro Nonnis) che hanno presentato istanza di amministrazione straordinaria in quanto creditori (stipendi non percepiti), il collegio giudicante si è riservato 24 ore per dare un responso. Lo farà presumibilmente nella mattina di oggi e fino ad allora maestranze e sindacalisti rimarranno con il fiato sospeso. Ieri mattina, in concomitanza con l’udienza, davanti all’ingresso del palazzo di giustizia un centinaio di lavoratori ha effettuato un sit in silenzioso, esponendo solo le bandiere e gli striscioni sindacali. Nei loro volti, segnati dalla paura e dalla stanchezza per una sofferenza in atto ormai da cinque anni, c’era tutta la tensione per quanto potrebbe avvenire oggi con una sentenza negativa dei giudici.

Perdere adesso il lavoro (hanno più o meno tutti dai 50 anni in su) sarebbe una sciagura. Per loro, per le rispettive famiglie e per l’intero territorio che non può permettersi la perdita di cosi tante buste paga, alle quali andrebbero ad aggiungersi i circa cento posti di lavoro nell’indotto. Non è passato però inosservato – e in molti lo hanno rimarcato - il distacco da parte della classe politica regionale e delle amministrazioni locali del territorio.

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