«Noi pretendiamo soltanto giustizia»
La sorella e i fratelli della donna uccisa non sono stati ammessi in aula per assistere all’udienza
SASSARI. «Siamo convinti che la pista seguita dagli investigatori e dalla Procura sia quella giusta, ma da parte nostra non c’è alcun accanimento e non crediamo di essere nel torto se pretendiamo soltanto una cosa: giustizia. Giustizia per nostra sorella che non c’è più, uccisa con una ferocia inaudita». La sorella e i fratelli di Dina Dore si sono presentati nella Corte d’appello dei minori insieme all’avvocato Delogu con l’intenzione di partecipare all’udienza. Come avevano fatto durante il processo di primo grado e come fanno, da mesi, nel processo in corso in Corte d’assise a Nuoro nei confronti del cognato Francesco Rocca, accusato di essere il mandante del delitto della moglie. Ci sono rimasti male quando il loro avvocato ha comunicato ai tre che, accogliendo una richiesta dei difensori di Pierpaolo Contu, il presidente aveva deciso di non ammettere in aula loro e il fratello dell’imputato.
Ma Graziella Dore non si è arresa. Si è seduta su una panca del corridoio e, insieme a una cognata e al fratello Giuseppe, che però è entrato e uscito in continuazione dal tribunale, ha atteso la fine dell’udienza. E poi dall’avvocato Delogu ha voluto sapere ogni particolare. Si è fatta raccontare tutto e a momenti non è riuscita a trattenere le lacrime. Come le è accaduto tante volte nell’aula della Corte d’assise di Nuoro, nei momenti più drammatici, quando il ricordo degli ultimi istanti di vita della sorella veniva quasi calpestato dagli eventi accaduti dopo. Graziella Dore non si è mai arresa, dopo la morte di Dina e aveva cercato in tutte le maniere di non far cadere il delitto nell’oblio, aveva smosso le coscienze di Gavoi. E quando, cinque anni dopo, era arrivata la svolta clamorosa con l’arresto del cognato, aveva pianto calde lacrime per il dolore di una verità durissima da sopportare. Per Dina e per quella nipotina rimasta senza mamma e ora anche senza babbo. (plp)
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