Senza bussola e sinergie integrate si appannano le vetrine culturali
SASSARI. Senza bussola e senza strategie condivise. Il sistema-musei in Sardegna è segnato da precarietà e contraddizioni. Ciclicamente scosso da passioni e velleità che in maniera altrettanto...
SASSARI. Senza bussola e senza strategie condivise. Il sistema-musei in Sardegna è segnato da precarietà e contraddizioni. Ciclicamente scosso da passioni e velleità che in maniera altrettanto periodica si scontrano poi con ostacoli insormontabili. Attraversato, persino nelle occasioni positive, da scarsissime sinergie integrate. «Fuori mercato»: così lo definiscono non da oggi molti turisti amanti dell'isola, tanti operatori economici, parecchi tra gli stessi addetti ai lavori. Ma i criteri del marketing aziendale non sono chiaramente gli unici sui quali basarsi. Anzi, in questo caso, sarà meglio prendere in considerazione altri parametri. Indicatori differenti. Fondati su riferimenti ai valori archeologici, artistici, storici. E connessi, in senso lato, a tutti gli aspetti culturali della questione.
I collegamenti. Sforzo certo necessario, eppure in qualche misura vano: cambiando prospettiva e osservando le cose dall'alto il panorama non si rivela più confortante. Il peso delle difficoltà, la carenza di fondi, i vincoli derivanti da mille lacune organizzative si fanno sentire ugualmente. Un peccato imperdonabile: perché il patrimonio che l'isola vanta è grandioso, magnifico, eccezionale. E sterminato: 225 tra sale espositive gallerie, pinacoteche, siti e complessi monumentali che abbracciano tutte le epoche, dalle testimonianze fossili sino all'arte degli ultimi decenni che ha avuto proprio in Antine Nivola uno dei suoi giganti.
Gli interventi. Non è che negli ultimi tempi non sia stato rinnovato l'impegno. Anche a livello politico. Qualcuno ha pure tentato di trasformare alcuni dei musei sardi in quei luoghi che il curatore e promotore d'arte David Thorp concepiva solo come «flessibili, sinceri, democratici, multiculturali, audaci: splendidi quando sono ricchi, eroici quando non hanno danaro».
Analisi e prospettive. Però la fotografia generale è rimasta piuttosto deludente, le vetrine della cultura appannate: manca una visione d'assieme che raccordi i pezzi e fornisca un affresco completo. Un quadro che può apparire forte se ci si basa solo sui numeri ma debole, e addirittura fragilissimo, se i giudizi sulle disfunzioni arrivano dalla realtà di tutti i giorni.
Situazioni complesse. Nella stessa isola convivono insieme musei statali, regionali, comunali, pubblici e privati. Alcuni sono frequentatissimi, come la casa di Garibaldi a Caprera che ogni anno accoglie quasi centomila visitatori. A ogni modo, tutti questi centri ricadono evidentemente sotto la responsabilità di enti e istituzioni differenti. Molti sono diretti da associazioni o coordinati da fondazioni e proloco. Altri hanno spesso come punto di riferimento la Chiesa.
Strategie disorganiche. E sarà allora quasi inutile ricordare che le varie amministrazioni agiscono in autonomia: cioè sono indipendenti le une dalle altre. Così riuscire a coordinare e a rendere sinergica quella che i professionisti chiamano la “fruizione dei beni culturali” può rivelarsi a volte molto problematico. Il che è solo un eufemismo: soprattutto quando ci si trova di fronte a macroscopiche carenze nella gestione del sistema e all’impossibile d’individuare un quadro complessivo in ogni singolo contesto territoriale.
Prime contromisure. Comunque, di recente, si è fatto qualche passo avanti. L’intero patrimonio della Sardegna custodito nei musei è stato censito nel 2013 grazie alla collaborazione fra Regione, Istat e Mibac. La stessa Regione ha poi aderito al "Protocollo d’intesa per lo sviluppo del sistema informativo integrato”. Una rete che comprende anche le più importanti aree storiche, parchi archeologici, complessi monumentali. C’è dunque qualche riferimento generale in più per orientarsi e poter acquisire una raccolta organica d’informazioni e dati. Perché naturalmente - come si spiega sul sito regionale Sardegna Statistiche - l’obiettivo finale è quello di fornire «un'adeguata rappresentazione delle dimensioni e delle caratteristiche del settore comparabile a livello nazionale e internazionale».
Le attese. Tanti provvedimenti concreti, insomma. E tante buone intenzioni. Che però si scontrano troppo spesso con guai quotidiani serissimi. Quelli, per esempio, che nascono da una segnaletica culturale quasi inesistente persino sulle strade principali. O dall’impossibilità di trovare tesori e vestigia del passato per la mancanza di guide e info-point nelle singole aree. E, appunto, dalla cronica mancanza di fondi. La stessa che spinge i più cinici, messi di fronte a ogni testimonianza della storia e dell’arte sarda, a darle un prezzo piuttosto che riconoscerle il suo straordinario valore.
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