Energia, la Sardegna si riprende il bonus
Un ordine del giorno di Capelli (Cd) restituisce alle centrali elettriche isolane il regime dell’essenzialità
ROMA. Marcia indietro del governo sul bonus energia. Ieri la Camera dei deputati ha accolto un ordine del giorno del deputato del Centro Democratico, Roberto Capelli, che impegna l’esecutivo Renzi a sanare la discriminazione subita dalla Sardegna in materia di energia. Una disparità di trattamento introdotta dal Decreto competitività al Senato, ieri blindato dal voto di fiducia a Montecitorio. «Nei giorni scorsi – spiega il parlamentare nuorese – in commissione Industria al Senato il decreto era stato emendato cancellando la macrozona Sicilia-Sardegna che garantiva a entrambe le isole il regime dell’essenzialità per le centrali elettriche sopra i 50MW, e lo aveva confermato solo per la Sicilia». Un danno enorme per l’isola. «Le centrali sarde senza il regime di essenzialità – aggiunge Capelli – rischiano di chiudere, in una regione, l’unica in Italia, ancora non metanizzata e con i costi energetici più alti in assoluto. Tecnicamente ora, dopo l’approvazione da parte di Montecitorio del mio ordine del giorno, il governo dovrà attivarsi per porre fine a questa discriminazione. Da parte nostra pungoleremo l’esecutivo Renzi affinchè questo avvenga prima possibile per evitare altri incalcolabili danni all’economia e all’occupazione». Plaude al cambio di rotta sull’energia anche la deputata del Pd, Caterina Pes. «Esprimo soddisfazione nei confronti del governo che ha prontamente accolto come raccomandazione la richiesta, che ho formulato assieme ai deputati sardi del Partito democratico, di prevedere per la Sardegna il medesimo "bonus" energia stabilito all'articolo 23 del dl competitività. Il tema del costo dell'energia in Sardegna è cruciale per la ripresa economica – aggiunge la parlamentare oristanese –: in questo senso avevamo chiesto che gli impianti energetici sardi e siciliani venissero posti sullo stesso piano e che le modalità di offerta e di remunerazione dell'energia elettrica prodotta fosse certa e non sottoposta a continue oscillazioni». Nei giorni scorsi, all’indomani del via libera all’emendamento che di fatto penalizzava la Sardegna, la politica isolana era insorta contro il governo. Per primo l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, che aveva paventato il rischio di un ritorno indietro di 50 anni. Per Mauro Pili, leader di Unidos, a essere in serio pericolo era anche la sopravvivenza della centrale di Ottana, mentre la Confindustria isolana aveva manifestato la sua contrarietà all’emendamento voluto dal governo con un durissimo comunicato. Proteste che hanno sortito l’effetto sperato. L’approvazione dell’ordine del giorno firmato da Roberto Capelli ha di fatto garantito alla Sardegna le stesse pari opportunità della Sicilia in tema di energia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
