Asarp: «Ignorati 30mila malati»
La presidente: ho chiesto un incontro, ma la Regione non risponde
CAGLIARI.
Negli ultimi cinque anni la vita dei circa 30mila sardi in carico ai servizi di salute mentale è nettamente peggiorata. Lo denuncia l’Asarp, l’associazione sarda per l’attuazione della Riforma psichiatrica, che ha segnalato la situazione e chiesto un incontro al nuovo assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, senza ricevere alcuna risposta. «Forse non sa cosa dire sulle questioni della salute mentale e si comporta come i suoi predecessori della giunta Cappellacci – accusa la presidente dell’Asarp, Gisella Trincas –. Da oltre cinque anni i servizi territoriali di salute mentale si sono impoveriti di risorse umane e finanziarie e le pratiche coercitive hanno ritrovato legittimazione nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura». Secondo la Trincas, che denuncia l’assoluta mancanza di percorsi di cura personalizzati orientati alla guarigione e alla presa in carico globale, le norme regionali e nazionali sono state completamente disattese e stravolte «In Sardegna funzionano ambulatori psichiatrici aperti solo qualche giorno la settimana, con pochi operatori sprovvisti di strumenti operativi, impossibilitati a costruire percorsi di cura riabilitativi, a garantire interventi domiciliari tempestivi e continuativi», attacca ancora la presidente dell’Asarp, l’associazione dei familiari più rappresentantiva nell’isola, che ora chiede alla giunta Pigliaru «un cambio radicale di rotta» in materia di servizi di salute mentale, al momento focalizzati più sull’aspetto medico-farmacologico invece che su riabilitazione e inclusione sociale.
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