Marco Travaglio: «Riforme, che porcata»
Il vicedirettore del Fatto Quotidiano a “Stintino chiAma”
«Se i cittadini fossero davvero informati su cosa si nasconde dietro la parola magica “riforme”, scenderebbero in piazza a protestare. Come avrebbero fatto i cittadini di centrosinistra se questa roba l’avesse fatta Berlusconi da solo. Invece l'ha fatta Berlusconi insieme al centrosinistra e quindi va bene».
È tagliente come ci si aspetta il giudizio di Marco Travaglio sulle riforme del Senato e della legge elettorale. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano domenica è arrivato a Stintino per partecipare alla rassegna “Stintino chiAma” organizzata dalla Geturhotels allo Stintino Country Paradise.
Renzi-Berlusconi La riforma del Senato e l’Italicum, il rapporto tra Renzi e Berlusconi, la trattativa Stato-Mafia i temi affrontati nell’intervista con la Nuova prima dell’incontro con il pubblico presentato da Marino Bartoletti.
«Una riforma che toglie potere ai cittadini e dà più potere ai capi di partito è una riforma autoritaria. Questo non è un cambiamento, è un peggioramento – ha detto Travaglio in riferimento alle modifiche previste al Senato – spero che i cittadini continuino a firmare la petizione del Fatto Quotidiano che ha già raccolto oltre 200mila firme: bisogna prepararsi al referendum per cancellare questa riforma che toglie ai cittadini la possibilità di votare i senatori che verranno nominati dai consigli regionali, ovvero dalla casta più malfamata, corrotta e inquisita che ci sia un Italia, quella delle regioni. Per premiarla le hanno dato il potere di nominare i senatori, non eletti ma coperti dall’immunità. Il che fa sospettare che abbiano già intenzione di mandare lì quelli che devono salvare».
L’informazione. Duro anche il giudizio sull’informazione in Italia: «Se le persone sapessero che quella boiata che è stata approvata tra urla di giubilo e sbaciucchiamenti reciproci fra la Boschi, Verdini, la Finocchiaro e Schifani, fa in modo che sia più difficile ancora arrivare a un referendum o a una legge di iniziativa popolare, consegna a pochi capi partito la facoltà di mandare al Senato chi vogliono loro e alla Camera ugualmente grazie all’Italicum e alle liste bloccate, se questo venisse scritto da tutti i giornali e non solo dal Fatto e da qualcun altro, forse ci sarebbe la gente in piazza».
Quanto a Renzi e Berlusconi, «Renzi non ha i soldi di Berlusconi, non ha le televisioni di Berlusconi, non ha accanto la mafia, non ha accanto Dell’Utri, Previti e altri loschi figuri. Però ha accanto Berlusconi. Il loro rapporto è un mistero che prima o poi spero si chiarirà. Che legame connette Renzi a Berlusconi noi lo possiamo soltanto intuire ma i risultati si fanno vedere. Non si possono nemmeno nominare le parole che sono proibite per Berlusconi che sono mafia, evasione fiscale e corruzione. Che sono i tre serbatoi di evasione che impediscono all'Italia di trovare quelle famose risorse. Sono le vere spending review che non si possono fare perché Berlusconi non vuole essendo uno specialista dei tre rami».
Stato-Mafia. A Stintino, di fronte all’Asinara con il supercarcere, si è parlato anche della trattativa Stato-Mafia, oggetto dell’ultimo libro di Travaglio “È stato la mafia”.
Sull’isola sono passati boss come Totò Riina ma anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in quell’estate dell’85 che vide i due giudici trasferiti con le famiglie a Cala d’Oliva per lavorare all’istruttoria del maxiprocesso.«Il maxi processo ha dato il via a tutto, perché per la prima volta ha rotto con l’impunità – ha spiegato Travaglio –anche Falcone e Borsellino pensavano di essere lo Stato. E forse non sapevano o avevano scoperto troppo tardi che lo Stato stava dall’altra parte. Quello che noi consideriamo lo Stato deviato, i servizi deviati, erano in realtà l’istituzione vera».
Un tema, questo della trattativa, affrontato anche nell’incontro in piazza: in prima fila, il pubblico ha notato l’assenza di Nicola Mancino, ospite abituale della manifestazione nelle precedenti serate e che, secondo Travaglio, «dovrebbe decidersi a raccontare la vera storia della trattativa Stato-mafia in un libro che avrebbe ben altra foliazione rispetto al mio».
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