La Nuova Sardegna

Eterologa, la Regione sfida la Lorenzin

L’assessore non segue la linea attendista del governo e dà il via libera alla fecondazione nei centri di Cagliari e Sassari

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CAGLIARI. Qui, in Sardegna, la fecondazione eterologa si può fare. A dirlo e giurarlo è l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Arru, che prende posizione, in modo netto, sulla contrapposizione di queste settimane fra la Corte costituzionale (favorevole) e il Governo (incerto) sulla possibilità del donatore esterno alla coppia. Arru da ieri sta con i giudici, con la Toscana, l’Emilia Romagna con chiunque continui a sostenere che «i divieti all’eterologa imposti dall’ormai famosa Legge 40 sono illegittimi e anticostituzionali». Di contro, la discesa in campo della Sardegna è una sfida lanciata al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che finora ha preso tempo, vestito i panni di Ponzio Pilato e scaricato il problema sul Parlamento: «Spetta alle Camere – sono state le parole testuali – legiferare e colmare un vuoto normativo provocato dalla sentenza della Corte costituzionale». È una sfida, quella lanciata da Arru, anche per questo: il braccio destro del ministro, Assuntina Morresi, ha fatto sapere che «saranno inviati controlli immediati in tutte le cliniche, pubbliche e private, dov’è praticata l’eterologa». Bene, nella stessa presa di posizione, l’assessore Arru conferma che «in Sardegna è possibile eseguirla nei reparti di ginecologia dell’ospedale Microcitemico di Cagliari e nei due policlinici universitari di Cagliari e Sassari». Qui si può fare e da subito, è la comunicazione ufficiale della Regione, che non sembra per nulla preoccupata dall’arrivo degli ispettori ministeriali. Scrive Arru: «Siamo certo favorevoli a una nuova legge, ma se entro settembre o ottobre non saranno emanate dal ministero le linee guida sulla procreazione medicalmente assistita, per legge dovrebbero essere aggiornate ogni tre anni e invece sono ferme dal 2008 e dopo la decisione della Corte costituzionale, tutti i centri italiani pubblici e privati si sentiranno liberi di eseguire l’eterologa». Senza annunciare ancora gli aspetti organizzativi, le autorizzazioni e i dettagli, «saranno oggetto di un approfondimento in Giunta», è la precisazione, l’assessore ricorda che «in Sardegna le richieste di fecondazione eterologa sono più alte rispetto ad altre regioni, perché l’età delle coppie è più elevata». Per poi aggiungere: «Le condizioni economiche e sociali nell’isola sono certo più svantaggiate e impediscono alle coppie di sostenere le spese per i viaggi della speranza all’estero». Di numeri, per la verità, l’assessore non parla se non in questo passaggio: «Sono un centinaio le coppie che ogni anno si recano in strutture ospedaliere fuori dall’Italia per sottoporsi all’eterologa». Ora da settembre, salvo improbabili accelerazioni del ministro e del Parlamento, sarà possibile anche nei tre centri pubblici riconosciuti e di riferimenti: il Microcitemico e le cliniche universitarie. Certo, Cagliari continua a essere in prima fila nella guerra dichiarata alla legge 40 del 2004. In quello stesso anno fu proprio un giudice cagliaritano a bocciare divieti e paletti. Consentì a una coppia di effettuare un’interruzione della gravidanza, ottenuta con la procreazione assistita, dopo aver sostenuto che non c’era alcuna differenza con quella naturale. Da allora la legge 40 è stata smantellata pezzo per pezzo, fino alla sentenza definitiva della Corte costituzionale. (ua)

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