Lingua blu, l’appello: «Vaccini indispensabili»
Coldiretti, Copagri, Cia e Confagricoltura promuovono il siero: «Ora è sicuro Non vogliamo altri indennizzi ma una politica di prevenzione seria ed efficace»
CAGLIARI. I vaccini sono indispensabili, vaccinare è necessario, perché «ora sono sicuri, non sono più quelli maledetti del 2001, che hanno fatto più danni della Lingua blu». Però «la prossima campagna di prevenzione non va affidata solo ai veterinari delle Asl, spesso con loro dialogare è difficile e la colpa può essere anche nostra, degli allevatori. Sarebbe molto meglio che la Regione, acquistate le dosi, responsabilizzasse ogni azienda fino ad affidare a ciascuna il compito di vaccinare le greggi. A quel punto chi sgarra, potrà prendersela solo con se stesso e dovrà essere punito, com’è giusto che sia, con severità». È questa l’ultima proposta, costruttiva e intelligente, di Coldiretti, Copagri, Cia, e Confagricoltura, per debellare l’epidemia di Blue Tongue. Dura da 14 anni, finora ha colpito fra pecore morte e infette il 10 per cento del patrimonio ovino, 300mila capi su tre milioni, ridotto di un terzo la produzione del latte, messo sul lastrico le aziende e soprattutto «non vediamo ancora la fine dell’incubo». Certo, ora ci sono i vaccini sicuri – oltre il 60 per cento dei capi è “coperto” , anche se la campagna è partita con troppi mesi di ritardo, a luglio e non a marzo. Oppure ci sono ache gli ultimi 28 milioni (più un’altra decina nel 2013) stanziati dalla Regione per gli indennizzi. D’accordo, c’è tanto ma non basta, hanno detto le associazioni: «Se la Regione continua a far di testa sua, a calare le decisioni dall’alto, o se neanche sa comunicare bene quanto riesce a fare, o peggio ancora se non coinvolge gli allevatori, rischiamo di finire peggio della Peste suina, che ormai abbiamo sul groppone da 35 anni». È un fronte compatto, quello delle associazioni, che non usano i toni rivoluzionari di altri movimenti, ma sono dirette e decise nelle rivendicazioni. «È indispensabile – dicono – un’unità di crisi permanente sulle epidemie animali. C’è ancora troppa confusione, anche sugli ultimi vaccini, quelli testati e senza effetti collaterali, gli assessorati alla Sanità e all’Agricoltura non hanno diffuso quel messaggio rassicurante che sarebbe servito a tranquillizzare gli allevatori: le diffidenze si sconfiggono con la comunicazione». Sollecitato anche un congresso internazionale per studiare «a fondo i problemi e trovare finalmente delle soluzioni condivise», ammesso di aver anche delle colpe «ma i nostri sono peccati veniali» e senza chiedere altri indennizzi, vogliono però «una prevenzione seria ed efficace». Ad esempio, sostenere gli allevatori nell’acquisto di reti- zanzariere (perché è la zanzara il vettore della Lingua blu) per proteggere gli ovili e anche di repellenti che terrebbero lontano gli insetti dalle greggi. «Altro che risarcimenti a pioggia, pretendiamo finanziamenti per avere un patrimonio ovino sano e certificato», è stata la conclusione. Declinata dai presidenti di Coldiretti, Confagricoltura e Cia , in sequenza Battista Cualbu, Luca Sanna e Martino Scanu. Il primo ha detto: «È un’altra stagione difficile, con altri focolai nell’isola, ma anche in Toscana, Lazio e Grecia. Non vorremmo fosse in arrivo qualche altro sierotipo di Blue Tongue, siamo già a 27. Purtroppo anche stavolta la vaccinazione è partita male e le varie Agenzie regionali per l’agricoltura e le Asl, ognuna fa a modo suo, non ci hanno dato una mano: è mancato ancora il coordinamento». Per Scanu, «spesso chi fa politica commette un errore grossolano: non sa o non vuole riconquistare la fiducia degli allevatori e così alla fine si scatenano conflitti che con un po’ di saggezza potrebbero essere evitati». È una vecchia storia che le Giunte si tramandano: pensano troppo agli sceriffi e poco al dialogo. È lo stesso messaggio lanciato da Sanna: «Le associazioni devono essere coinvolte ogni giorno. Monitorare le aziende, la prevenzione e i vaccini devono diventare un solo ordine di scuderia per assessori, tecnici e allevatori. Questo sì che sarebbe un bel gioco di squadra e per metterlo in pratica serve un’unità di crisi permanente». Che ora non c’è.
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