Per Sanna più fischi che applausi e lui viene travolto dall’emozione
Il sindaco davanti a palazzo civico: «Le tensioni politiche si riverberano sulla città»
SASSARI. La fascia tricolore, anche se cinge il petto, è una corazza troppo sottile. I fischi, gli applausi, le strette di mano, gli insulti trafiggono e vanno dritti al petto. Così il sindaco Nicola Sanna, dopo averlo ricacciato indietro un paio di volte con sospironi e smorfie, non è riuscito ad arginare il ruscelletto di lacrime che premeva insistentemente contro le palpebre. Gli occhi azzurri si sono inondati e lui si è arreso all’emozione.
Dice che in quel momento ha ripensato alla sua storia. Ne aveva parlato qualche minuto prima con il ministro della Cultura Dario Franceschini, a Sassari in veste istituzionale per la Faradda targata Unesco. Gli aveva raccontato di suo padre, servo pastore emigrato in Germania. E gli ha detto di essere nato proprio lì, cinquant’anni fa, ma quando era ragazzino la famiglia aveva scelto di ritornare a Sassari. Perché quel servo pastore orgoglioso e tenace desiderava che i figli potessero decidere del proprio futuro e non avessero un destino prestampato da emigrante.
A tutto questo pensava il sindaco, a tutta la strada che aveva fatto, quando l’onda sonora del Corso l’ha investito, l’ha colto di sorpresa, e gli ha inzuppato l’anima. Ha continuato a sorridere, a salutare, ma quasi come un automa. Per una manciata di minuti era avvolto dentro la bolla impermeabile dei suoi pensieri, incurante se quell’eco distante fosse di fischi e di applausi.
Ma se avesse sintonizzato il “frusciometro” (misuratore sassarese dell’intensità del gradimento) sull’enorme amplificatore acustico che è il Corso, avrebbe sentito che i fischi prevalevano di almeno quattro tacche. Il che potrebbe essere anche fisiologico, dato che i toni alti è più facile che arrivano dritti alle orecchie, ma i battiti di mani erano solo un tenue sottofondo. Insomma, la democrazia diretta ha fatto sentire eccome la propria voce. E non solo davanti all’ingresso di Palazzo Civico, dove le claque sono organizzate, e gli agguati sonori sono preconfezionati. Ma anche nella parte bassa del Corso, vicino a Porta Sant’Antonio, la garza di fischi era spessa. «Mi aspettavo contestazioni – dice Nicola Sanna – capisco che ci possano stare». Le tensioni politiche si sono riverberate sulla città, e il sindaco evidentemente ne ha pagato il prezzo. Altrimenti un paio di mesi di amministrazione sono una parentesi troppo piccola per emettere un giudizio, e perché il 65 per cento dei cittadini cambino così radicalmente umore. Ma già dentro Palazzo Civico si respirava un clima teso. Tra il chiacchiericcio fitto fitto si intercettavano frammenti di conversazioni sulle difficoltà della giunta, sulla spaccatura nella maggioranza. E poi, tra la sfilza di autorità, arcivescovo, forze dell’ordine, e i soliti habituè da cerimonia, a badarci bene saltava agli occhi una serie di assenze pesanti. Erano le diserzioni strategiche dei consiglieri e dei pezzi da novanta del Pd che contestano le scelte di Nicola Sanna. Si capisce, insomma, che una fetta del sostegno elettorale, questa volta non sarà giù per strada ad applaudire. Nicola Sanna in cuor suo sa bene che la prova del “frusciometro” non sarà affatto una passeggiata. Però nel frattempo, mentre presidia il Palazzo di Città circunnavigato dalla sua fascia tricolore, incassa moltissime strette di mano, decine di selfie, e incoraggiamenti che gonfiano il cuore: «Dai Nicola, tieni duro, non mollare». Poi assieme agli obrieri dei massai risale la scalinata del Teatro Civico e nella sala scambia il gonfalone municipale con la bandiera del gremio. Dopo l’Intregu solleva il calice per il brindisi “a zent’anni”. Il cerimoniale è archiviato, ora viene il bello, la giostra delle emozioni. Il sindaco prende un gran sospiro, mette i ricordi in rewind e si offre alla folla.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
