La Nuova Sardegna

L’amarezza della Regione: la Pinotti ci ha ignorato

Il vice presidente Raffaele Paci: la nostra posizione non cambia, via le servitù Cappellacci: basta con le missioni balneari. Pili: vilipesa la nostra autonomia

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CAGLIARI. La seconda visita, segreta o quasi, in pochi giorni di un ministro della Repubblica nell’isola ha scatenato polemiche fino a sfociare in un possibile scontro istituzionale. La Regione non ha gradito che dopo Gian Luca Galletti, Ambiente, anche Roberta Pinotti, Difesa, sia arrivata nell’isola senza contattare la Giunta, almeno per educazione. Peggiore è stata la reazione del centrodestra, con l’ex governatore Cappellacci, e del deputato di Unidos, Mauro Pili.

Risentiti in viale Trento. Ancora in ferie il governatore Francesco Pigliaru, a prendere posizione è stato Raffaele Paci, vicepresidente della Regione. «Ci fa piacere – ha scritto – che i ministri arrivano nell’isola in vacanza (lo sono Galletti e Pinotti) e si preoccupino dei nostri problemi, ma auspichiamo e riteniamo più opportuno che, in futuro, i rappresentanti del Governo prendano contatti e coinvolgano le autorità regionali». Scolpito il tenore del risentimento, Paci è andato oltre: «Dopo non aver firmato il protocollo d’intesa sulle servitù militari, la posizione della Regione è rimasta la stessa: l’isola ha diritto a una diminuzione della pressione di poligoni e basi e continuerà a chiedere, al tavolo aperto col Governo, indennizzi economici per i danni causati nelle e dalle aree militari». Per poi tornare sulla controversa questione delle bonifiche messe in forse dal contraddittorio decreto per la Competitività nazionale: «Nei prossimi mesi andrà in Aula il decreto Ambiente e quella sarà per noi l’occasione giusta in cui far sentire la voce della Regione Sardegna e trovare una soluzione che sia accettabile rispetto alle bonifiche e all’equiparazione fra le soglie d’inquinamento delle aree industriali con quelle militari».

L’ira di Unidos. Mauro Pili, deputato e leader del movimento, è stato il primo a scoprire e denunciare la visita lampo del ministro Pinotti. Poi a un comunicato ha affidato il suo duro commento: «Cosa sia venuto a fare non l’ha detto in giro, ma certo sarà andata a Teulada a concertare a suon di maialetti e buon vino la strategia per difendere i soprusi di Stato verso la Sardegna e i sardi. Se n’è fregata – continua Pili – che siamo una regione a Statuto speciale, ha ignorato il presidente della Regione, inutile e inesistente, per incontrare direttamente i militari». Per concludere: «Quando un ministro si muove con questo silenzio furtivo vuol dire che è pienamente consapevole dell’inganno pensato e attuato dallo Stato ai danni della Sardegna. La presenza del ministro alla Difesa e compagni alla base di Teulada è, in una sola frase, l’ennesima offesa del governo Renzi al Popolo Sardo».

L’ironia di Forza Italia. La minoranza ha caricato a testa bassa con l’ex governatore Ugo Cappellacci. «Il Governo – scrive – dovrebbe riparmiarci missioni che sembrano più balneari che istituzionali». Poi l’affondo politico: «Piuttosto che rilasciare le solite dichiarazioni a buon mercato, il ministro convochi in Sardegna la conferenza regionale sulle servitù militari promessa a più riprese dal Governo, alla presenza della Regione e di chi rappresenta i territori. È lì, in quella conferenza, che andrebbero prese le decisioni sul futuro delle servitù militari. Lo diciamo – sottolinea Cappellacci – pur non assumendo una posizione ideologica, ma nella ferma convinzione di non voler subire scelte calate dall’atto». Infine, la stilettata al cuore della Regione: «Non vorremmo che i mancati incontri dei ministri con la Regione siano frutto del nuovo e leale, si fa per dire, rapporto con lo Stato centrale di cui il presidente Pigliaru e i suoi assessori si fanno vanto e di cui c’eravamo invece già fatti un’idea negativa dopo l’accordo patacca sul Patto di stabilità».

Rapporti da migliorare. Su questa traccia, diplomatica, è intervenuto il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Pietro Cocco. «Invito il ministro, in un quadro più ampio di rapporti tra Stato e Regione a prendere atto della volontà espressa all’unanimità dal Parlamento della Sardegna, che a giugno, con un ordine del giorno, ha impegnato la Giunta, perché ottenga una graduale dismissione dei poligoni militari, E allo stesso tempo – continua Cocco – negozi un riequilibrio, inteso come compensazioni economiche, per i danni ambientali subiti negli anni dalla presenza delle servitù militari. E infine a solleciti una possibile riconversione dei poligoni a uso esclusivo civile, nonché preveda eventuali fiscalità di vantaggio». Sulla fiscalità qualcosa potrà essere ottenuta, ma sulle dismissioni lo Stato Maggiore si sa come la pensa: «Per le Forze Armate i poligoni in Sardegna sono essenziali». Dar cambiare idea ai generali, quella sì che sarà una battaglia politica difficile da vincere. (ua)

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