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Visita lampo di Renzi a Baghdad Il premier nel cuore del conflitto

di Alessandro Pirina
Visita lampo di Renzi a Baghdad Il premier nel cuore del conflitto

ROMA. La crisi irachena in cima alla agenda politica italiana. Il premier Matteo Renzi volerà oggi a Baghdad ed Erbil per incontrare le massime autorità irachene e curde. In contemporanea a Roma i...

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ROMA. La crisi irachena in cima alla agenda politica italiana. Il premier Matteo Renzi volerà oggi a Baghdad ed Erbil per incontrare le massime autorità irachene e curde. In contemporanea a Roma i ministri di Esteri e Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, saranno chiamati a informare il Parlamento sulla situazione in Iraq, ma soprattutto sulle misure che l’Italia intende intraprendere per aiutare il governo autonomo del Kurdistan iracheno ad affrontare la crisi umanitaria e la minaccia dell’Isis, il gruppo jihadista considerato un pericolo per l’intero Occidente. Nella sua missione lampo Renzi farà una prima tappa a Baghdad, dove incontrerà il presidente della Repubblica, Fuad Masum, e il vice presidente del Parlamento, Haider al Abadi, a cui il capo dello stato iracheno ha dato l’incarico di formare il nuovo governo, ricevendo il plauso di Usa e Onu. Previsto anche un incontro con il primo ministro uscente, Nuri al Maliki, il vincitore delle elezioni del 30 aprile - ma senza ottenere la maggioranza dei seggi -, appartenente allo stesso partito di al Abadi, il Dawa di maggioranza sciita. Dalla capitale irachena Renzi si sposterà a Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno, dove avrà un faccia a faccia con il presidente del governo regionale Masud Barzani. Al leader dei curdi il premier illustrerà il piano che l’Italia metterà in atto per armare i combattenti peshmerga nella guerra contro i miliziani dell’Isis che cercano di imporre con il terrore la nascita del Califfato.

La missione è ormai già decisa. L’operazione, in cui l’Italia avrà come partner Francia, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo, dovrebbe decollare già domani, al massimo venerdì. Per il sì definitivo manca solo il via libera del Parlamento. Ed è per questo che oggi le due ministre, Mogherini e Pinotti, in particolare la seconda, saranno ascoltate dalle commissioni di Camera e Senato per spiegare le modalità della operazione. E, quindi, fornire l’elenco dettagliato delle armi destinate ai curdi. Dopo l’informativa dei ministri, le commissioni si divideranno nei rispettivi rami del Parlamento a votare il via libera politico alla operazione. Un nulla osta che sulla carta appare scontato. Di certo voterà contro il governo il Movimento 5 Stelle, che per bocca di Carlo Sibilia ha proposto di sottoporre la questione a referendum popolare. «Materiale umanitario sì, ma non armi». Anche Sel dirà no a Renzi, perché, secondo Nicola Fratoianni, di fermare l’Isis dovrebbe occuparsene «una forza internazionale a guida Onu». Scontato il via libera del Pd, il partito del premieri, mentre dal Nuovo centrodestra di Alfano arrivano critiche in senso opposto. «È giusto dare ai peshmerga un armamento in grado di renderli competitivi con l’Isis – afferma Fabrizio Cicchitto – ma bisogna avere la consapevolezza che c’è il rischio che non basti. Occorre una risposta militare, compresi i bombardamenti». Fedele alla linea Renzi il presidente della commissione Esteri al Senato, Pierferdinando Casini. «Il Parlamento deciderà seguendo i precedenti delle procedure parlamentari e garantendo totale copertura al governo». Da Forza Italia sì all’operazione, ma dubbi sulla missione lampo di Renzi oggi in Iraq. «Avrebbe dovuto aspettare il Parlamento – sostiene Francesco Giro – per evitare un suo stato confusionale anche in politica estera».

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