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Ai curdi l’intero arsenale della Maddalena

Ai curdi l’intero arsenale della Maddalena

Il governo intenzionato a consegnare tutti gli armamenti custoditi nel bunker di Santo Stefano

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LA MADDALENA. Il problema da risolvere, per i vertici militari coordinati dallo Stato maggiore della Difesa italiano, è quante armi spedire ai curdi per fronteggiare l’avanzata delle milizia islamiche dell’Isis. Nei 198 container sequestrati nel marzo del 1994 nel Canale di Otranto a bordo di una nave da trasporto ucraina, noleggiata dai trafficanti d’armi russi, c’erano più o meno 2mila tonnellate di armamenti vari, tutti stipati dentro i bunker di Santo Stefano. Di questi armamenti una piccola quantità (otto container) vennero spediti via mare, dal porto di Civitavecchia (e dopo un superficiale quanto pericoloso trasferimento dalla Sardegna alla penisola a bordo di una nave di linea che aveva a bordo 857 passeggeri) e consegnata, sui moli di Bengasi, ai miliziani libici che combattevano contro il regime di Muhammar Gheddafi. Armi che oggi restano in mano alle tribù libiche che si fronteggiano per il controllo della nazione africana, sotto la quale c’è petrolio. Il carico di armi che il governo Renzi deve consegnare ai curdi non è ancora stato definito, ma qualcuno bene informato parla della quasi totalità dell’arsenale che fu di Alexander Zuchov, oltre ad uno stock di vecchie mitragliatrici MG che l’esercito italiano ha dismesso in cambio di più efficenti e moderne armi di squadra. Nel 2011, quando le armi vennero trasferite in tutta segretezza in Libia, crearono un allarme generale che fece avviare un’inchiesta alla magistratura gallurese. Inchiesta stoppata – dopo l’incriminazione per trasporto illegale di materiale bellico su navi di linea dei vertici della marina militare italiana –, dall’apposizione del segreto di Stato. Ora il governo sta predisponendo un decreto che autorizza l’utilizzo «per la sicurezza nazionale» di quelle armi che la magistratura torinese, sin dal 2006, aveva destinato alla distruzione. (g.p.c.)

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