Il Banco: siamo pronti a rivedere i debiti
Il direttore Cuccurese: «Con le garanzie della Sfirs possiamo spostare il credito dal breve al medio e lungo termine»
CAGLIARI. Il Banco di Sardegna condivide la proposta della Coldiretti sulla ristrutturazione del debito delle aziende sarde, oberate da 800 milioni di euro di debiti. Un fantasma si aggira per le campagne dell’isola: è la sub cultura del declino e della decadenza e per questo la Coldiretti ha avanzato una proposta precisa: si tratta di attivare un Fondo di garanzia attraverso la Sfirs per trasformare i debiti a breve in medio e lungo termine.
«La ristrutturazione del debito può aiutare il settore dell’agroindustria a trovare la strada per tornare a crescere in modo sostenibile», afferma Giuseppe Cuccurese, direttore generale del Banco di Sardegna, «e ritengo che sia proprio questo il momento giusto per farlo». La coincidenza temporale è perfetta perché alcuni comparti, (su tutti il lattiero caseario e quello vitivinicolo) stanno tirando e poi perché la Regione deve mettere mano al nuovo Piano si sviluppo rurale. Riposizionare a 10-15 anni i prestiti che gli agricoltori non riescono a pagare ora, potrebbe convenire un po’ a tutti. Ma serve la regia della giunta regionale. Cuccurese spiega: «La ristrutturazione deve essere accompagnata da regole di funzionamento chiare e prescrittive, da scrivere insieme nell’ambito di un vero e proprio intervento di sistema, dove Regione, Sfirs, Confidi, Associazioni, banche e imprese lavorano per trovare soluzioni condivise». Il problema è delicato. L’esposizione debitoria è maggiore nelle aree di pianura, irrigue, quelle dove sono stati effettuati maggiori investimenti, in particolare riguarda il settore serricolo, florovivaistico e quello della cooperazione. Per il direttore del Banco di Sardegna si tratta di impostare il piano finanziario «distinguendo i bisogni di investimento da finanziare a medio e lungo termine con prodotti ad hoc, da quelli di funzionamento, specialmente i “fidi di campagna”, che devono essere finanziati per la durata del ciclo e che devono rientrare con le vendite». Attualmente le banche si trovano nella condizione di dover finanziare la nuova campagna senza che sia stata rimborsata tutto o parte della vecchia. Da qui le posizioni debitorie che in molti casi sono degenerate nell’insolvenza.
Ma proprio questo scenario fa capire che un piano di ristrutturazione del debito può convenire a tutti, a cominciare ovviamente dalle imprese che avrebbero quel soffio vitale per poter crescere bene e, in prospettiva anche alle stesse banche. Ora il confronto si sposterà sui tavoli della giunta regionale; l’assessore regionale Elisabetta Falchi è pronta a sostenere questo piano.
«Per poter partire con il piede giusto», afferma Giuseppe Cuccurese, «occorrerà sistemare il rischio pregresso non rientrato che, sorto magari con caratteristiche di breve termine, pesa oggi sui flussi ordinari e drena liquidità per le nuove esigenze».
La condivisione del Banco di Sardegna al progetto presentato dalla Coldiretti è davvero importante ma tutto deve ruotare attorno al sistema delle garanzie della Sfirs. L’intenzione della giunta è quella di legare anche la valutazione del merito creditizio alla valorizzazione del mercato: il miliardo e trecento milioni di euro che sarà riversato nei prossimi sei anni sull’agricoltura sarda vale più di un Piano di Rinascita. Ma anche su questo non c’è tempo da perdere: «I bandi non devono essere lasciati alla discrezione dei funzionari», ha avvertito la Coldiretti. E’ il momento delle grandi scelte.
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