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«Qui da noi a Bancali ora ci sono spazi più a misura d’uomo»

«Qui da noi a Bancali ora ci sono spazi più a misura d’uomo»

Le differenze con San Sebastiano, celle aperte dalle 9 alle 19 Il direttore fa il bilancio di un anno e parla delle prospettive

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SASSARI. All’ingresso un giovane senegalese pulisce con cura la block-house, punto d’arrivo dei visitatori. Altri due reclusi più anziani, all’interno, tagliano le siepi vicino a oleandri in fiore. Ma i giardini della palazzina che accoglie direzione e uffici attenuano in parte l’effetto choc più generale: altissime mura di cemento che si sviluppano per un’estensione impressionante: 15 ettari sorvegliati da grandi garitte di vetro antiproiettile e acciaio scuro. Il nuovo carcere, a sofisticata tecnologia, si staglia nel verde di Bancali con paurosa imponenza. E segna con le sue mastodontiche strutture questa parte della Nurra, una decina di km a ovest dal centro di Sassari e da San Sebastiano. «Certo, da noi, ci sono spazi più a dimensione umana rispetto all’istituto di via Roma», spiega il direttore, Patrizia Incollu, che fa un bilancio a un anno dal trasferimento. A iniziare, dice, dai sistemi ipermoderni «che attenuano compiti e fatiche del personale», dalle ampie celle da 2-3 posti con bagno e doccia interna e dal «prossimo appalto» per completare il campo di calcio «con 100mila euro appena reperiti».

«Nella gran parte delle sezioni le celle restano aperte dalle 9 alle 19 e tutti sono liberi di muoversi da una all’altra o in spazi comuni, anche all’aperto», prosegue Incollu, facendo capire come siano finiti per sempre i tempi dell’ora d’aria. «Non penso ci saranno difficoltà neppure quando arriveranno le persone sottoposte al 41 bis, che un domani saranno sistemate da sole in un’altra ala e gestite dal Gruppo operativo mobile», aggiunge. E per quel che riguarda il lavoro? Quali le possibilità? «Ci sono i detenuti addetti alle pulizie e ai magazzini, abbiamo stipulato un protocollo con l’Ente foreste per innestare piante mediterranee, mentre altri operano nello stagno di Platamona», chiarisce il direttore. Che poi si sofferma sulle prospettive più generali. Per la sezione femminile, che in questa fase conta 13 presenze, progetti per creare altre aree verdi, laboratori artigianali e interventi per partecipare a idee Unicef, servizi per parrucchiere, attività ricreative «Per le sezioni maschili, oltre all’archiviazione-dati nello storico istituto di Tramariglio, sempre a Platamona prevediamo l’allargamento del piano per il turismo di passaggio, finora l’unico per detenuti finanziato in Sardegna dalla Fondazione per il Sud – continua Incollu – Ma non vanno dimenticati i corsi per la prima formazione alla sicurezza sul lavoro, quelli per il teatro, le attività motorie e gli altri protocolli con università e Inps». (pgp)

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