La Nuova Sardegna

Armi confiscate per darle ai curdi

di Giampiero Cocco
Armi confiscate per darle ai curdi

La Maddalena, un provvedimento del Governo annulla la sentenza di distruzione

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LA MADDALENA. Le armi da trasferire nel Kurdistan e destinate ai combattenti peshmerga per contrastare l’avanzata delle milizia islamiche dell’Isis stanno per partire dai depositi costieri di Santo Stefano. Il via libera alle operazioni è già stato dato dai vertici militari alle diverse unità di specialisti delle tre armi (Marina, Aviazione ed Esercito)che da diversi giorni stanno lavorando nei bunker dell’isola di Santo Stefano, selezionando le diverse componenti d’arma da impacchettare negli otto pallet che saranno stivati in ciascuno dei velivoli cargo C-130J Super Hercules della 46esima Brigata Aerea di stanza a Pisa, utilizzati nel ponte aereo diretto (Olbia Costa Smeralda-Erbil Kurdistan), aerei che hanno una capacità di carico di 19 tonnellate. I vertici delle forze armate e il Capo di stato maggiore della marina militare, per evitare problematiche giudiziarie, hanno informato nei giorni scorsi il capo della Procura di Tempio, Domenico Fiordalisi, che il carico di armi – sequestrato nel 1994 nel canale di Otranto a bordo della nave ucraina Jadran Express e conservato dal 1999 nei depositi costieri dell’isola Santo Stefano, un arsenale sul quale pende la sentenza di distruzione da parte della magistratura di Torino, sentenza emessa nel 2006 – è stato confiscato con un provvedimento governativo firmato nei giorni scorsi, e quindi acquisito al patrimonio disponibile dello Stato italiano che lo utilizzerà nell’ambito della sicurezza nazionale.

Un provvedimento, questo, che mette fine ai timori di natura giudiziaria che erano stati avanzati dai vertici militari dopo la fallimentare esperienza che aveva accompagnato, nel 2012, il trasferimento illegale di armi dall’arcipelago della Maddalena a Civitavecchia, trasferimento che portò all’iscrizione sul registro degli indagati della procura della Repubblica di Tempio di diversi ammiragli e generali che furono affrancati dalle pastoie giudiziarie grazie all’apposizione del segreto di Stato. Le armi vennero consegnate a Bengasi ai ribelli libici anti Gheddafi, le stesse milizie che in queste ore si combattono tra loro per il controllo del paese nordafricano. Ieri le milizie di Misurata, le più agguerrite e considerate filoislamiche, hanno annunciato di aver conquistato l’aeroporto di Tripoli, mentre il neo governo provvisorio appena insediato si è ritirato a Tobruk, una località tristemente nota agli italiani per via degli accadimenti della seconda guerra mondiale. Le prime armi a partire saranno le dotazioni individuali, ovvero fucili mitragliatori Kalashnikov, razzi anticarro Rpg del tipo 7 e 9, oltre a munizionamento vario. Resta da capire quante armi, compresi i sistemi missilistici filoguidati At4-Spigot (i Fagot russi), razzi per sistemi multipli Bm21 Grad, e i sistemi di guida laser saranno recapitati ai “guerriglieri della morte” curdi. Una decisione, quella di armare i peshmerga, che preoccupa immensamente i confinanti turchi che temono, una volta risolto il conflitto interno all’Iraq, che si riapra il fronte indipendentista verso occidente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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