La Nuova Sardegna

Disoccupazione in calo, ma resta al 17,7%

di Alfredo Franchini
Disoccupazione in calo, ma resta al 17,7%

Isola in deflazione: consumi in discesa, redditi bassi e fuga delle imprese. Allarme per la scadenza della mobilità in deroga

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CAGLIARI. La Sardegna corre sul filo di un’economia senza valore e i dati dell’Istat di ieri lo certificano. L’effetto della crisi ha ridotto la ricchezza finanziaria, ha inciso sui risparmi delle famiglie e ha frenato la crescita della produzione e della domanda. In quest’ultimo mese l’indice dei prezzi al consumo, misurato dall’Istat nelle prime stime, ha segnato un calo dello 0,1%. Non è il valore in sé ad essere preoccupante, per misurare lo 0,1% occorre il bilancino del farmacista ma è la tendenza che spinge al pessimismo: il nostro Paese, infatti, è entrato in deflazione per la prima volta da mezzo secolo a oggi. In quel caso, nel 1959, i prezzi calarono dell’1,1 per cento e per altri sette mesi i tassi furono negativi, ma il contesto era completamente diverso. Perché oggi siamo a questo punto?

Consumi. «Il livello dei consumi è talmente basso da far scendere i prezzi», spiega Lilli Pruna ricercatrice in Sociologia dei processi economici e del lavoro, «sarebbe una bella notizia se questo fenomeno non avesse un brutto nome: deflazione, indica una brutta situazione. Il lavoro è troppo poco, i redditi troppo bassi e questa riduzione dei prezzi non può fare aumentare i cosumi delle famiglie che hanno già ridotto spese importanti come quelle per l’istruzione e la salute. A quel punto, le imprese devono ridurre i costi, a cominciare...dal costo del lavoro e così abbiamo mille occupati in meno al giorno e milioni di lavoratori e lavoratrici che giadagnano sempre meno e a intermittenza».

Giovani. Nei portali del progetto Garanzia giovani si sono iscritti circa ottomila ragazzi sardi. Saranno tutti chiamati dai centri servizi per il lavoro da cui scaturirà un profilo e sulla base di questo sarà fatta una proposta concreta. C’è un rischio: molti giovani iscritti non studiano più e non lavorano. Ci sarà quindi da mettere in piedi un grande piano di formazione professionale.

Scossa. Grande industria in fuga dall’isola, soprattutto per la carenza delle infrastrutture, e il manifatturiero in sofferenza hanno causato l’emorragia di posti di lavoro. Il terziario che prima riusciva a fungere da spugna, ad assorbire i fuoriusciti dagli altri settori, non assolve più a quel compito. Gli industriali invocano una scossa che in Sardegna può partire dalle imprese dell’agroalimentare, dalla nautica e dall’Ict ma per questo - è la richiesta degli industriali - la Regione deve creare le condizioni utili alle imprese.

Aziende. Uno dei primi indicatori della salute del mondo imprenditoriale è la dinamica di natalità e mortalità delle imprese. In Sardegna il sistema delle Camere di commercio registra da troppo tempo un rallentamento a fare nuova impresa contro un rafforzamento a chiuderla.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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