La Nuova Sardegna

Il mondo dei media nell’era di Twitter

di Paolo Curreli
Il mondo dei media nell’era di Twitter

Ieri sera a Castelsardo il dibattito con Minoli e Vicinanza. È in corso un processo di trasformazione radicale

30 agosto 2014
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CASTELSARDO. Secondo appuntamento, ieri, di "Un’ isola in rete", festival che esplora i territori che l'avvento dei nuovi media ha aperto alla scrittura, al giornalismo e alla comunicazione in generale. Le terrazze medioevali del castello dei Doria hanno ospitato l’incontro di Giovanni Minoli, giornalista che ha attraversato e raccontato i momenti fondamentali della nostra storia, con Luigi Vicinanza, direttore editoriale del gruppo l'Espresso-Finegil – di cui fa parte anche La Nuova Sardegna – protagonista di una rivoluzione fondamentale nella diffusione e nella costruzione dei giornali in Italia.

Sul palco Vicinanza nelle vesti di intervistatore del “re delle interviste“, Minoli. Si comincia col tema dello strapotere televisivo. Minoli è chiaro su questo punto: «L'informazione che vedo è solo sceneggiatura, racconto dove le parole sono vuote e spesso diventano proiettili; dove emergono non i fatti e i contenuti ma il narcisismo dei conduttori».

«Cosa non ha più funzionato?», chiede Vicinanza all'inventore e conduttore di “Mixer”. «È l'informazione-intrattenimento – risposnde Minoli –. Chi si farebbe operare da uno studente in medicina? Nessuno. Invece l'uso di uno strumento potentissimo è affidato a chi passa di lì, basta essere belli e un po' raccomandati. La formazione non esiste, progressivamente qla professionalità giornalistica si è persa, come in tanti altri settori in Italia. E il servizio pubblico, che ha unificato il Paese, è così miseramente finito. Schiavo del modello commerciale».

La serata propone poi una sintesi dei faccia a faccia di “Mixer”, tappa miliare del giornalismo tv. Almirante incalzato da Minoli. E così anche Fanfani: anche qui domande che oggi è raro sentire. E poi Costanzo e la P2, Craxi e Occhetto, Berlusconi. Protagonisti internazionali come Gheddafi o Kissinger. Ma anche Marguerite Yourcenar, Gianni Agnelli, Benigni. Ripasso di uno stile di informazione che sembra scomparso dagli schermi televisivi.

I tweet di Renzi sono, per Vicinanza, la tendenza dei politici a scavalcare i giornalisti con un rapporto diretto. «Ma le piazze piene dei comizi di una volta o i 14milioni del faccia a faccia con Berlinguer su “Mixer” erano anche quelli rapporto diretto col popolo», replica Minoli. I tweet continui di Renzi diventano troppi e contradittori, per Vicinanza: «Conta sempre la novità, anche nella comunicazione, dire a tutti ti amo ha un effetto diverso che dire ti amo a una sola persona». Per Minoli Renzi però «è un barbaro poco raffinato, ecco perché mi piace».

Cosa cambia con i nuovi media? «Alla fine – dice ancora Minoli – la cosa che appassiona è il racconto, per tutti i media, dal cinema al giornalismo. E adesso che faccio radio mi sono accorto che la parola, senza immagini, è più sexy».

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