La Nuova Sardegna

Mario Tozzi: «L’ambiente, risorsa da tutelare»

di Giulia Bardanzellu
Mario Tozzi: «L’ambiente, risorsa da tutelare»

Il geologo, ospite speciale della rassegna gallurese, introduce ogni sera i “Concerti del tramonto”

30 agosto 2014
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SANTA TERESA. Tanti anni di Sardegna e una cittadinanza onoraria, quella di Guspini, per il geologo, saggista e volto noto della televisione, Mario Tozzi, ospite del festival “ Musica sulle Bocche”. Il direttore artistico, Enzo Favata, lo ha chiamato quest’anno per introdurre i concerti al tramonto, per guardare la terra, e i paesaggi che accompagnano le note d’autore, con gli occhi dello scienziato e del divulgatore: «Qui c’è uno straordinario paesaggio caratterizzato dal granito che andrebbe considerato con attenzione – dice Tozzi – Un reperto per i geologi, esattamente come lo sono i nuraghi per gli archeologi, di fatto un racconto di per sé della straordinaria e antichissima storia di questa isola, il pezzo di territorio più antico d’Italia».

Una terra, quella sarda e gallurese, seduta su basi solide ma che conosce i fenomeni di dissesto idrogeologico, come accade nel resto d’Italia: «Ciò che è successo in Sardegna nell’ottobre scorso è la cartina di tornasole dei problemi italiani, della cattiva gestione del territorio».

C’è anche una storia sarda legata al mito, ad un epica non scritta che nessuno, finora, ha tenuto in considerazione, anche a fini turistici: «Tempo fa dissi che i sardi dovevano farsi furbi e sfruttare il mito di Atlandide, raccontato da Sergio Frau, e qualcuno ne fece una polemica fuoriluogo – ricorda Tozzi – come se la Grecia non dovesse costruire il proprio fascino anche in funzione di una storia mitologica oltre che sulle proprie straordinarie ricchezze archeologiche».

Mito, storia, tutela e conoscenza, un dibattito aperto che trova spazio all’interno di un festival jazz: «I momenti come Musica sulle Bocche hanno un senso perché spesso attorno alla musica si coagulano questi passioni e sentimenti, ma anche ragione e progettualità».

Ma il messaggio, in sintesi, quale può essere? «Rendere l’isola attraente culturalmente – conclude Tozzi – partendo dal presupposto che esistono ancora tantissimi misteri e dubbi da sciogliere sulla storia sarda che, dopo i nuragici, è precipitata ai margini. Se esiste la concretezza delle rocce è giusto anche andare orgogliosi di un passato legato ai sogni e ai miti; raccontare queste storie trovo che sia una bellissima avventura intellettuale».

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