Con “Hungry hearts” Costanzo racconta una storia d’ossessione
Alba Rohrwacher da applausi: è una mamma ansiosa che mette a rischio il figlio con un’alimentazione sbagliata
VENEZIA. Secondo film italiano in concorso al Lido, secondo successo. E tema drammatico, in linea con questa edizione della Mostra: una riflessione sul tema dell’amore materno confuso e spinto alle estreme conseguenze. È “Hungry hearts”, di Saverio Costanzo, tratto dal libro “Il bambino indaco” dello scrittore padovano Marco Franzoso, che tuttavia non ha messo mano alla sceneggiatura, avendo solo venduto i diritti dell’opera.
«Amore» e «assenza di giudizio» sono le parole alle quali Saverio Costanzo e Alba Rohrwacher - nel ruolo di protagonista, ancora una volta capace di recitare con tutta se stessa e con tutto il suo corpo - ricorrono spesso per parlare del film. «Mina, la donna che interpreto, cerca di agire nel bene pur, involontariamente, provocando il male» dice Rohrwacher. Mina, ossessionata da un salutismo perverso, non nutre il figlio come dovrebbe e rischia di farlo morire. Alcune sue pratiche, che ricordano quelle seguite dai vegani, non mancheranno certamente di suscitare le proteste di chi segue questo tipo di alimentazione: «Quando ci siamo avvicinati a questi personaggi siamo stati tutti curiosi di capire come la storia potesse svilupparsi, non ho mai giudicato questa donna e mi chiedevo come sarebbe potuto proseguire il suo percorso visto che in lei, nel finale, si può cogliere un cambiamento».
Costanzo ha deciso di affrontare la storia nel mondo più impulsivo, evitando costruzioni smaccatamente cinefile, ma rimanendo aderente alla storia e al lavoro con gli attori. Se si vuole cercare un riferimento artistico lo si può trovare nel cinema di Cassavetes: «Avevo letto il libro di Marco Franzoso un anno e mezzo prima di scrivere la sceneggiatura. Quella lettura mi aveva inizialmente respinto, ma non mi ha mai veramente abbandonato. Quando ho deciso di affrontare l’adattamento mi sono affidato alla mia memoria. È stato un buon modo per ritornare su quella vicenda, come se appartenesse a un fatto di cronaca letto tempo prima». È curioso il cambiamento d’ambientazione della vicenda, che da Padova si sposta a New York: «Avevo bisogno di una città più dura, dove fosse facile e credibile vivere la solitudine, come del resto è successo a me abitando in quella metropoli. Provavo un disagio che mi sembra molto simile a quello della mia protagonista, che è italiana, ma vive là senza la famiglia».
Il film è soprattutto una storia d’amore e l’intimità che si trovava nel libro qui viene restituita grazie a una fotografia decisamente insolita e particolare. L’attore principale è Adam Driver, amato dai giovani grazie alla serie televisiva “Girls” e star emergente del cinema americano (lo vedremo nel prossimo “Guerre stellari” e nel nuovo film di Martin Scorsese). «Con Adam è stato tutto molto facile - dice Alba - sono bastate due letture del copione per entrare in sintonia». «La cosa mi fa piacere perché Adam Driver possiede una certa goffaggine buona, capace di rappresentare bene la sensibilità del mio protagonista - dice lo scrittore Franzoso - Alba Rohrwacher è l’interprete perfetta». Per “Hungry hearts” e per Alba Rohrwacher si parla già di Coppa Volpi.
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