La Nuova Sardegna

“Il giovane favoloso” Germano dà «carne» a Giacomo Leopardi

di Roberta De Rossi

Applausi per il “poeta di Recanati” visto dal regista Martone L’attore per mesi ha vissuto come lui: «Mi è rimasto dentro»

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VENEZIA. Sullo schermo si contorce, si comprime, si consuma scena dopo scena e la sua voce non recita l’Infinito o La Ginestra: le pensa. Il Sorcio di “Romanzo criminale”, “Faccia d’Angelo” nella miniserie tv sulla vita di Maniero - trenta film, migliore attore a Cannes con dedica «agli italiani che fanno di tutto per rendere l’Italia un Paese migliore nonostante la loro classe dirigente» - Elio Germano è Giacomo Leopardi, Il giovane favoloso di Mario Martone: non ne veste i panni, gli dà «carne e fisico». Trasformando Leopardi in Giacomo: «Lo chiamavamo così, come uno di famiglia».

Se per il regista Martone questo film è stato «un cantiere durato 10 anni» per Germano sono stati quattro mesi trascorsi a leggere ogni lettera e ogni poesia, a camminare dove lui aveva camminato, a scrutarne i ritratti. In scena, ha studiato tra i 12mila libri della biblioteca dove aveva studiato Leopardi, mangiato sui suoi piatti, vissuto nella sua casa di Recanati, scritto sul suo scrittoio, usato la sua tabacchiera.

«Mi ha stupito che avesse un filo di voce quasi inudibile, era descritto come disgustoso a vedersi, ma quando apriva la bocca diventava ipnotico» dice. «Martone mi ha fatto un enorme regalo: un attore può solo sognare di poter entrare in cotanti panni, in un mondo infinito così ricco che ogni volta che ti ci avvicini ti cambia. Leopardi ci insegna a vivere i nostri sentimenti, le nostre illusioni e io tutto questo dovevo restituirlo in carne». «Accettava di essere inadeguato, non indossava maschere sociali. Mi è rimasto dentro», dice Germano, sbarcato salutando i fotografi pugno chiuso al cielo. Un’intensa Isabella Ragonese è l’amatissima sorella: «Per Paolina, Giacomo era i suoi occhi, la possibilità di vedere il mondo che lei, coltissima, non aveva». Michele Riondino è Antonio Ranieri, il compagno degli ultimi sette anni, l’uomo che ne ha salvato gli scritti, al punto che molti ne hanno adombrato un amore omosessuale: «Il loro era un rapporto d’amore, una profonda amicizia fraterna, erano utili l’uno all’altro».

Tra i tanti applausi che hanno accompagnato il red carpet del cast e la proiezione, anche quello dei discendenti, il conte Vanni e la figlia Olimpia: «È stato emozionante, Mario Martone è riuscito a rendere la complessità di Giacomo. Non ci aveva mai pensato nessuno: Giacomo intimoriva».

Il giovane favoloso è il più riuscito tra i film italiani in concorso e indica delle chiavi di lettura che inseriscono il poeta di Recanati in una modernità letteraria e sociale, in richiamo con un altro poeta di cui si parlerà al Lido tra qualche giorno, Pier Paolo Pasolini. Martone ricostruisce “lo studio matto e disperatissimo”, i disturbi fisici, il difficile rapporto col padre Monaldo e soprattutto con la bigotta madre Adelaide, il distacco dal mondo d’origine, il materialismo romantico, il pessimismo, la crescita letteraria ed artistica svolta con una colonna sonora che interseca “crescendo” rossiniani con la composizione di Sacha Ring.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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