La Nuova Sardegna

Enzo Favata: «Rallentare e godersi il tramonto sul mare»

di Anna Sanna
Enzo Favata: «Rallentare e godersi il tramonto sul mare»

La Sardegna la racconta con le note che diventano dialogo tra gli artisti e la natura

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SASSARI. La Sardegna la racconta con le note che diventano dialogo tra gli artisti e la natura. Il viaggio in Sardegna di Enzo Favata è incontro di luoghi e persone. Quelli che il sassofonista algherese ha vissuto questa estate in oltre un mese di concerti nelle piazze, nelle strade, nelle spiagge. All’alba e al tramonto, dall’Asinara a Muravera. Gli ultimi in ordine di tempo sono quelli di Musica sulle Bocche, il festival jazz di cui Favata cura la direzione artistica, che si è concluso il 31 agosto dopo 4 intensi giorni di eventi. Una manifestazione che in quattordici edizioni ha riunito a Santa Teresa di Gallura le suggestioni della musica a paesaggi straordinari.

Il suo personalissimo viaggio in Sardegna parte proprio dalle Bocche di Bonifacio e da quella natura che restituisce il senso di raccontare l’isola dentro i suoi spazi che parlano di bellezza: «Diversi anni fa feci un concerto a Santa Teresa con le musiche di Voyage en Sardaigne – racconta - erano venute tantissime persone così gli organizzatori locali mi chiesero di creare qualcosa che durasse nel tempo, un festival. Ci trovavamo a cena, a un certo punto ricevetti una chiamata e uscii nella terrazza del ristorante: era una di quelle rarissime serate senza vento, davanti a me vedevo le Bocche di Bonifacio, con le luci, le barche, uno scenario incredibile. Quindi sono rientrato e ho detto: “questo festival si chiamerà Musica sulle Bocche”».

Suoni e natura, da sempre il filo conduttore della manifestazione, con i concerti alle 6 del mattino a Rena Bianca, e di sera al promontorio di Capo Testa, per sfondo il tramonto. Palcoscenici naturali, preservati da un’organizzazione a impatto zero, grazie a impianti non invasivi e a basso consumo. «In ogni luogo in cui siamo stati ho voluto parlare del paesaggio. Perché i concerti al tramonto servono anche a difendere il paesaggio. Durante l’anno non ci fermiamo a guardare il tramonto, non lo vediamo andando a 100 km orari sulla superstrada, magari rientrando a casa dopo una giornata pesante al lavoro. I concerti al tramonto permettono invece la contemplazione, portano a una riflessione». Come a S’Archittu, per esempio, «Un posto che è stato davvero mitico e anche un po’ avventuroso, lontano dal tempo, uno dei tramonti più lunghi della Sardegna. Un paesaggio straordinario dove però si volevano costruire torri gigantesche di pale eoliche sul mare. Abbiamo suonato in trio, io, Marcello Peghin e U.T. Gandhi. C’erano gli scogli, mentre suonavo avevo le persone accovacciate a 50 cm da me».

Strettissimo il contatto con il pubblico, al di là di quel muro virtuale che è spesso rappresentato dal palcoscenico. «I concerti al tramonto sono stati un’esperienza veramente forte, abbiamo attraversato la Sardegna. Siamo andati a Gonnesa al nuraghe Seruci con Enrico Zanisi, abbiamo suonato a Bosa con il castello sullo sfondo, o nella spiaggia di Barisardo con quella torre incredibile che sembra dipinta. E poi a Badesi, a 2 metri dal bagnasciuga con i bagnanti che sono rimasti a sentirci e a veder tramontare il sole». Dalla sua Alghero sono partiti invece i concerti con l’artista africana Dudu Manhenga, la nuova Miriam Makeba: «Il nostro progetto insieme ha debuttato il giorno di Ferragosto per il festival del Barri Vell, che proponeva la formula concerti al tramonto e in città con una proposta musicale differente rispetto a quelle che si ha nei periodi forti della stagione turistica. Abbiamo fatto sette concerti, da Alghero a Mogoro al nuraghe Cuccurada in mezzo agli olivastri, siamo andati a Monte Sirai, a Isili, a Sant’Antioco. E poi a Lanusei, un posto che offre uno spettacolo singolare perché passi in poco tempo dal mare alla montagna».

Enzo Favata la Sardegna la racconta così, con quelle contraddizioni che si svelano anche nel paesaggio. «Conosco bene la Sardegna, da ragazzo l’ho girata molto per imparare: la musica tradizionale non l’ho studiata sui dischi ma ho avuto la fortuna di ascoltarla direttamente tra la gente. L’università della musica sarda sta nella strada, nelle feste di piazza, negli ovili». Musica come libertà di fondere generi diversi, suonare a contatto con l’ambiente: «Fare concerti al tramonto in giro per la Sardegna libera i musicisti, perché possono dialogare con la natura. Il jazz è il camaleonte che è dentro ogni jazzista libero dalle forme»

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