L’avvocato: «Devo vedere l’ordinanza»
Già a febbraio, secondo il legale di Pellicano, era stata dimostrata l’infondatezza delle accuse
SASSARI. «Non ho visto ancora l’ordinanza, nella copia che ci è stata consegnata ci sono solo le pagine dispari per cui non sono in grado di valutare che cosa è successo di così grave da arrivare all’arresto». L’avvocato Nicola Satta non va oltre questa valutazione dopo un rapido dialogo con il suo assistito e in attesa di avere a disposizione l’intera documentazione che riguarda il clamoroso sviluppo dell’inchiesta che riguarda il medico fisiatra Massimo Pellicano.
Già a febbraio, quando erano scattate le perquisizioni e i carabinieri del Nas avevano recuperato il macchinario dell’Asl “in uso” al professionista - che secondo l’accusa lo utilizzava per attività privata - il legale aveva sostenuto «la totale estraneità» ai fatti contestati. «Era stato dimostrato che quell’apparecchio non era in possesso del mio cliente – aveva detto l’avvocato Satta – ma era stato affidato a un tecnico per le manutenzioni, e lì lo avevano trovato gli investigatori». L’avvocato aveva anche annunciato il possesso «dei protocolli attraverso i quali risulta che il medico ha comunicato all’Asl di avere preso in affidamento i macchinari in quanto coordinatore del progetto “Movimento è vita” affidatogli dall’Azienda sanitaria locale. Era quindi autorizzato per portare avanti quel lavoro».
Fra poco si scoprirà quale sviluppo ha avuto l’attività investigativa dei carabinieri del Nas che hanno potuto contare - secondo quanto emerge - anche sulla piena collaborazione della direzione generale dell’Asl. E del perché è stato necessario emettere un provvedimento con l’ordinanza cautelare agli arresti domiciliari. Forse per evitare un possibile inquinamento delle prove?
«La somma che non sarebbe stata effettuata dovrebbe essere di 162 euro», ha detto ieri l’avvocato Nicola Satta, praticamente «un favore che sarebbe stato fatto a delle persone che si erano sottoposte a un controllo dopo un incidente. Vediamo gli sviluppi».
Poco più di tre anni fa, Massimo Pellicano aveva avuto un altro problema di carattere giudiziario: era stato denunciato da una donna che si era presentata al pronto soccorso sanguinante e in stato si shock. Aveva raccontato di essere stata colpita con una testata dal medico nervoso perché non era ripartita subito appena era scattato il semaforo segnava verde. La donna era in auto con la madre e il figlioletto. (g.b.)
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