La Nuova Sardegna

James Franco filma se stesso La passerella diventa un set

di Roberta de Rossi

Al Lido per ritirare un premio l’attore-regista gira le scene del suo “Zeroville” Pellicola ambientata durante una immaginaria Mostra del Cinema del 1977

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VENEZIA. La 71a Mostra del Cinema, anno 2014, fa un salto indietro nel tempo al 1977, edizione numero 35, e diventa a sorpresa set per il prossimo film di James Franco, Zeroville. Il flashback, ieri al Palazzo del Cinema: vere le grida delle fan a centinaia lungo il red carpet, vero il pubblico in Sala Grande, richiamato dalla consegna a Franco del premio Jaeger Le Coultre Glory per il suo The sound and the fury, dal romanzo di Willian Faulkner, presentato fuori concorso al Lido.

Invece, l’attore (e regista) arriva cranio rasato e “tatuato” con i volti di Montgomery Clift e Elizabeth Taylor in A place in the sun, completo nero a zampa di elefante anni Settanta, camicia aperta fino all’ombelico sul petto depilato, occhiale scuro, circondato da modelle abito lungo e nude look, fotografi con macchine da museo al collo. E, al contrario, macchine da presa dell’ultima generazione a riprendere la passerella: in Zeroville - da un racconto di Steve Erickson, del 2007 - Franco è Ike Jerome, 24enne studente di architettura, ex seminarista, ossessionato dal cinema, che negli anni Settanta prende la strada di Hollywood. Il suo è una sorta di ossessivo viaggio-sogno attraverso i film, dove diventa l’acclamato Vikar. Tre ciak sul red carpet e due in Sala Grande, dove - prima del premio vero - Franco-Ike Jerome riceve dalle mani del direttore Alberto Barbera (smoking con enorme papillon nero, nelle vesti di se stesso, ma nel 1977) «il premio speciale della giuria istituito quest’anno per la straordinaria arte del montaggio nel film Your pale blue eyes: a Ike Jerome». Franco-Vikar si alza dal suo posto in platea, scruta truce il pubblico, sale sul palco, riceve la medaglia e si concede un’unica battuta: «Questo non è il mio nome». E se ne va. Poi torna e scherza: «Stiamo girando un film, ve lo facciamo vedere qui l’anno prossimo». Nota storica: la Mostra del 1977 in realtà non ci fu - intesa come concorso cinematografico - perché l’allora presidente Carlo Ripa di Meana dedicò tutta la Biennale al dissenso nei Paesi del blocco sovietico e dell’America latina delle dittature. Nota di cronaca: l’accordo per il film è arrivato in Biennale dieci giorni fa, tramite il direttore Barbera. Così la 71a Mostra del Cinema ha incoronato il suo re: James Franco, al suo quarto anno di fila a Venezia. È lui ad animare la giornata scatenando centinaia di ragazze a caccia di autografi e di un selfie con lui: c’è chi sfoggia un paio di orecchini con la sua immagine, chi porta le palle per l’albero di Natale con “Franco Santa Claus” con tanto di berretto da Babbo Natale. Chi - fedelissima - riesce a consegnargli un regalo: un collage incorniciato delle foto (nove, una per ogni giorno di lettura) di lei che legge il libro di Franco “Paolo Alto”. E chi su Istangram ha una pagina “My life with James Franco”. Naturalmente il premio vero, dopo le riprese, l’artista americano lo ha ricevuto, sempre dalle mani del direttore Barbera: «A James Franco, perché pur avendo la possibilità di accontentarsi dei suoi successi si mette continuamente in gioco, come attore, regista teatrale, scrittore, videoartista, protagonista di soap opera, sceneggiatore, regista di grande talento, con una verve onnivora che ne fa un performance artist di grande curiosità e intelligenza». Franco ringrazia e dichiara tutto il suo «amore per la Mostra: qui mi sento a casa. Sono quattro anni che vengo qui, è un posto speciale per me, qui i film, i miei film, vengono presi seriamente. Io qui sono felice».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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