La Nuova Sardegna

La corsa degli scalzi: otto chilometri di viaggio nel tempo

di Claudio Zoccheddu
La corsa degli scalzi: otto chilometri di viaggio nel tempo

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CABRAS. Per il santo Salvatore. Seicento, forse settecento, magari addirittura ottocento. È impossibile stabilire quanti saranno i corridori scalzi che questa mattina accompagneranno il simulacro di San Salvatore attraverso il Sinis. L’unica cosa certa è che saranno scalzi e che indosseranno un saio bianco. Sono “Is curridoris de Santu Srabadoi” e dall’alba di oggi saranno i protagonisti di una delle fasi più spettacolari della festa di San Salvatore di Sinis, la processione di corsa che tutti chiamano “Corsa degli scalzi”. Si tratta di un rito che si consuma a passo di corsa in cui i corridori devoti al santo trasportano un pesante simulacro da Cabras fino alla piccola chiesa del villaggio. Otto chilometri di corsa a piedi nudi tra asfalto e sterrato.

La corsa, però, è solo l’ultimo atto di una giornata che inizierà alle sei del mattino. Gli scalzi compariranno prima dell’alba, diretti verso la chiesa di Santa Maria Assunta. Sarà la basilica a ospitare la messa che culminerà in una processione fino alla periferia del paese. Poi, la tensione salirà fino al via della corsa: “Currei in nomine ‘e Deus”, griderà il parroco innescando uno spettacolo che mette in mostra il fascino dell’antico.

Tutto sembra fermo ai primi anni del 1500, quando nacque il mito della corsa degli scalzi. Una datazione approssimativa, riportata solo dalla tradizione orale. La versione che soddisfa l’immaginario collettivo cabrarese, e l’ego dei corridori, racconta di un gruppo di giovani lagunari che, nonostante un’invasione moresca, aveva percorso i sentieri per San Salvatore di Sinis di corsa e a piedi nudi, con l’obiettivo di raggiungere la chiesetta del villaggio e sottrarre il simulacro del santo dalle grinfie degli infedeli.

I giovani avrebbero adottato anche un accorgimento che si dimostrò decisivo. Ognuno di loro avrebbe trascinato rami e fogliame nella speranza di sollevare un polverone tale da impaurire i saraceni.

L’esito superò anche le più rosee aspettative e mentre i primi “curridoris” della storia rientravano a Cabras, portando in salvo la statua di Gesù Cristo, le avanguardie saracene fecero marcia indietro e sconsigliarono l’incursione poiché convinte che un grosso esercito stesse marciando contro di loro. Da allora, il mito di San Salvatore e dei corridori scalzi viene rinnovato ogni primo sabato e ogni prima domenica di settembre, come un preciso orologio che scandisce la vita dei fedeli e dei corridori.

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