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«Nell’isola cresce la cultura enologica»

«Nell’isola cresce la cultura enologica»

Il presidente regionale dell’associazione sommelier Dessanti: «Il consumatore è sempre più esigente»

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SASSARI. Consumatori sempre più esigenti e preparati, cantine che puntano più alla qualità che alla quantità, a favore di un mercato che è in continua espansione.

Cresce nell’isola la cultura del vino e di pari passo anche il gap rispetto alle regioni più enologicamente preparate negli ultimi anni si è ulteriormente ridotto. «Sono sempre di più - spiega Roberto Dessanti, presidente regionale dell’associazione sommelier - le persone che si avvicinano al mondo del vino. Davanti a un consumatore preparato è inevitabile che il ristoratore o l’addetto ai lavori debba stare al passo coi tempi». Se il ruolo dell’agronomo e quello dell’enologo, fondamentali per fare un buon vino, si esauriscono quando il prodotto viene imbottigliato e immesso nel mercato, il sommelier ha una responsabilità che dura per qualche anno in più. «Noi valutiamo il contenuto della bottiglia - spiega Dessanti - quando il lavoro è finito. Fra le degustazioni comparative, quella verticale è certamente quella che trasmette un maggiore fascino - aggiunge il sommelier - e consiste nello studio e nella comparazione di uno stesso vino, dello stesso produttore ma appartenente ad annate diverse». Per l’esperto l’isola (tra le poche regioni a poter mettere in tavola tutta la gamma di vini dal dessert al dolce senza sfigurare con nessuno) sta facendo grandi passi avanti, ma dovrebbe riappropriarsi di alcune tradizioni che si stanno un po’ perdendo. «Ad esempio quella dei vini da dessert - spiega Roberto Dessanti - come il Girò di Cagliari che sta rischiando l’estinzione perché ormai lo produce solo un’azienda. Rischio di estinzione che qualche anno fa ha rischiato anche il Moscato di Sorso e Sennori. I produttori dell’isola - continua il presidente dell’Ais Sardegna - dovrebbero dedicare più attenzione ai bianchi che si prestino a una evoluzione più lunga nel tempo, cioè che si possano consumare anche con qualche anno sulle spalle: il Vermentino di Gallura ad esempio può avere questa caratteristica. Ma voglio sperare che si riprenda anche a fare un novello di qualità - conclude il sommelier - è un prodotto che merita più rispetto e che negli ultimi anni è stato ingiustamente sottovalutato. Le cantine dovrebbero capirlo, visto che è la prima boccata d’ossigeno, economicamente parlando, della stagione». (l.f.)

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