La Nuova Sardegna

Leone d’Oro al “Piccione” Coppa Volpi alla Rohrwacher

di Roberta de Rossi
Leone d’Oro al “Piccione” Coppa Volpi alla Rohrwacher

Vince a sorpresa il film svedese. Leone d’Argento al postino di Konchalovskij Gran premio della giuria a “The look of silence” sul massacro indonesiano

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VENEZIA. E alla fine, il Leone d’Oro se lo è aggiudicato un piccione surreale e ironico, che (idealmente) guarda dal suo ramo con occhio per nulla bolso l’umana incapacità di comprendere la vita: la giuria presieduta dal compositore Alexandre Desplat ha molto discusso, ma alla fine non ha avuto dubbi nel premiare come miglior film della 71 Mostra del Cinema Roy Andersson per il suo A pigeon sat on a brench reflecting on existence. E il regista svedese ha ringraziato citando Vittorio De Sica e il suo Ladri di biciclette: «Non sarei regista senza di lui e il suo cinema così pieno di umanità e empatia: così farò i miei film, seguendo l’esempio di De Sica».

E l’Italia? Premiata attraverso la doppia Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile e femminile assegnata Adam Driver (il futuro “cattivo” di Star War) e Alba Rohrwacher, marito e moglie in Hungrey Harts di Saverio Costanzo: famiglia che esplode perché il troppo amore di una madre si fa ossessione e rischia di uccidere il figlio. «I tre film italiani in concorso erano tre buoni film», commenta Carlo Verdone dalla sua poltrona di giurato, «ma ci siamo soffermati sul film che poteva avere più chance: in quello di Saverio Costanzo ci aveva colpito la performance dei due attori, Alba e Adam. Ma Martone e Munzi anche se non hanno avuto premi, hanno fatto film importanti. Ci ha emozionato di più Costanzo, per la regia: un piccolo film angusto e claustrofobico, difficile, che sale di tensione». Minuta, voce sussurrante, quasi piegata dentro al suo vestitino panna,

Se il Leone d’Oro è svedese, il Leone d’Argento per la migliore regia parla - altrettanto applaudito - il russo di Andrej Kon›alovskij (che dice di sentirsi «come un bambino che scarta i regali di Natale») e il suo The postman’s white nights, sui ritmi lenti di una comunità in uno sperduto villaggio russo sul lago Kenozero, a poca distanza da una base spaziale. «Abbiamo visto 20 film e discusso appassionatamente di cinema per dieci giorni», racconta il presidente Desplat, «alla fine abbiamo scelto film nei quali abbiamo colto contenuto filosofico e politico e ne abbiamo apprezzato l’aspetto poetico e umanistico».

Questa 71 Mostra era stata annunciata come la mostra-specchio di mondo dilaniato da guerre, crisi, tensioni sociali e il Premio speciale della Giuria guarda al passato per riuscire a vivere il presente, con The look of silence di Joshua Oppenheimer - trattenuto a Chicago da una tempesta - racconto del genocidio in Indonesia attraverso i crudi ricordi dei torturatori e la rabbia e dolcezza dei parenti delle vittime. «Un capolavoro che mi ha commosso come la nascita dei miei figli», lo presenta il giurato Tim Roth. Dolore e speranza: «Il protagonista di questo film voleva che i criminali responsabili del genocidio indonesiano riconoscessero i loro sbagli, per poter tornare a vivere come esseri umani», racconta il regista in videomessaggio, «così non è stato, ma noi dobbiamo imparare da questa dignità e la reazione del pubblico di Venezia chiude il cerchio e avvia il processo di guarigione». La fiammata delle fan per Al Pacino, un red carpet affollato come non mai di grandi nomi, ma un clima più cinefilo che gossipparo, lungomare-croiesette senza mai ressa, ma sale piene.

Mostra archiviata con la madrina Luisa Ranieri che invita tutti ad andare al cinema e il presidente Baratta che dà appuntamento alla 72 Mostra del Cinema, con inizio autunnale: il 2 settembre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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