La Nuova Sardegna

Protesta sull’Omodeo i sindaci contro il poligono

di Maria Antonietta Cossu
Protesta sull’Omodeo i sindaci contro il poligono

I primi cittadini salgono sui battelli e attraversano il fiume con alcuni striscioni chiedono la chiusura dell’area di tiro: «Ostacola lo sviluppo del turismo»

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SORRADILE. Hanno mollato gli ormeggi e non intendono abbandonare la rotta fino a quando la battaglia istituzionale non si trasformerà in una vittoria del territorio. E per chi ha ingaggiato la lotta l’obiettivo è uno solo: smantellare il poligono di tiro che il Caip di Abbasanta ha realizzato sulle sponde dell’Omodeo. L’emblema della vertenza, che ieri ha ripreso slancio proprio dalle acque interne del Guilcier e del Barigadu. Gli amministratori locali hanno inscenato la protesta a bordo di battelli per ribadire la contrarietà alle esercitazioni in un territorio a vocazione agro-pastorale e turistica. Otto imbarcazioni a motore e una a remi sono salpate dal molo di Monte Simeone traghettando una cinquantina di persone attraverso le acque che lambiscono l’area interdetta a uomini e animali durante le attività di addestramento militare, autorizzate per circa dieci mesi all’anno. La lingua di terra off-limits è lunga due chilometri e ingloba il compendio di Zuri, la frazione ghilarzese dove si trova il campo di tiro, i comprensori di Sedilo, Boroneddu e Tadasuni. Meno numerosi del previsto i dimostranti in fascia tricolore, sintomo che la questione è dibattuta anche all’interno delle Unioni di Comuni. Erano della partita i sindaci di Sorradile, Boroneddu, Ghilarza, Sedilo e Bidonì e il commissario straordinario di Tadasuni, che hanno ricevuto il sostegno a distanza del presidente dell’Anci Pier Sandro Scanu e del presidente di Legambiente Vincenzo Tiana. All’azione dimostrativa hanno preso parte il consigliere regionale Antonio Solinas, le delegazioni di Sardigna Natzione, ProgRes Aristanis, Comunisti italiani, Gettiamo le basi, del Fai e del movimento No al nucleare. La questione è nell’agenda del governatore Pigliaru, che per giovedì ha convocato l’ufficio di presidenza. I fautori della protesta ci saranno e parteciperanno anche alla seduta del Consiglio regionale sulle servitù militari prevista per martedì. Il caso sarà sottoposto all’Unione Europea. I sindaci presenteranno ricorso contestando la presenza dell’area di addestramento militare in un Sito d’interesse comunitario. L’obiettivo di chi sta portando avanti la crociata è chiaro: «Non siamo contro il Caip, né contro le forze di polizia, ma contro il poligono di tiro» ha puntualizzato il sindaco di Sorradile Pietro Arca. Più diplomatico il primo cittadino di Ghilarza, contrario alla chiusura incondizionata del campo di tiro ma favorevole al trasferimento. «Il ministero lo dovrà programmare e concordare con il territorio» ha caldeggiato Stefano Licheri. Del problema sarà investita la commissione regionale all’Ambiente, di cui si è fatto portavoce Antonio Solinas. «Vogliamo che la scuola di polizia resti – dice il commissario straordinario di Tadasuni Maria Domenica Porcu –. Ma chiediamo la disponibilità del Caip a individuare un altro sito». «Si cerca un’ipotesi di sviluppo per i nostri territori e la presenza del poligono è un ostacolo» spiega il sindaco di Boroneddu, Fabrizio Miscali, cui ha fatto eco l’omologo di Bidonì, Silvio Manca, che ha proposto di sanzionare chi inquina le acque. Insieme alla strada del dialogo, sinora poco produttiva, corrono parallele altre opzioni come il ricorso alla Ue ventilato dal primo cittadino di Sedilo, che ha annunciato possibili azioni legali anche contro l’Ente acque per le concessioni demaniali al Caip, che «per anni ci ha fatto subire le esercitazioni – ha rimarcato Umberto Cocco –. E che ora deve trovare delle alternative».

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