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Intrugli d’erbe, unguenti e olio di scorpione: le medicine del ’500

di ANNA SEGRETI TILOCCA e SILVIA DE FRANCESCHI
Intrugli d’erbe, unguenti e olio di scorpione: le medicine del ’500

di ANNA SEGRETI TILOCCA e SILVIA DE FRANCESCHI Alghero, 1588. La casa di via dels mercaders de Montilleo, dove abita il farmacista con la moglie, comprende varie camere e lo studio; al piano terra c'...

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di ANNA SEGRETI TILOCCA

e SILVIA DE FRANCESCHI

Alghero, 1588. La casa di via dels mercaders de Montilleo, dove abita il farmacista con la moglie, comprende varie camere e lo studio; al piano terra c'è una botiga ad uso di deposito, a fianco della quale è la vera e propria apotheca, la farmacia. Entrando, notiamo subito che il bancone di legno occupa quasi tutta la stanza: bilance, bilancini, pesi di varia grammatura, un mortaio per sminuzzare le droghe, un apparecchio per la distillazione, un torchio per le droghe fresche, spatole e altri attrezzi del mestiere, alcuni libri malconci, stracciati. Uno di essi descrive la preparazione dei vari composti, un altro tratta della prevenzione della peste; l'ultima e devastante, era stata quella del 1580. Dietro il bancone casse di vari formati, tutte di legno, un armadio che conserva barattoli di vetro di vari colori e vasetti di terracotta, ampolline e sacchetti di pelle. Sul muro un dipinto di San Michele, il protettore dei farmacisti.

Cominciamo dalla vetrina dove sono conservati gli sciroppi, forma liquida di medicamento che si fa cocendo i sughi o le altre parti delle piante con qualche humore, zuccherato perché sia saporito, distinti in semplici o composti. In bella vista c'è quello di menta; ha come ingrediente principale il sugo di menta ed è usato per confortare lo stomaco freddo, contro le nausee e il vomito, e per fermare il singhiozzo. Per combattere gli stessi sintomi è ottimo anche lo sciroppo d'agrestis, utile contro i veleni: si prepara con 7 libbre di succo d'uva acerba e 5 di zucchero: il nostro farmacista ha aggiunto dei garoffali per renderlo più gradevole al palato. Lo sciroppo di limons, è un rimedio validissimo contro le febbri, ammazza i vermi del corpo e giova al cuore. Non può mancare l'ocsimel che si fa con acqua, aceto e miele ed è usato soprattutto nella cura delle febbri longhe e contro i dolori delle giunture.

Nella vetrina a fianco sono conservati gli olii. C'è quello di camamilla, efficace per combattere le febbri coleriche, che si prepara con olio dolce e fiori di camomilla; l'olio nardino, definito benedetto per le sue miracolose virtù, perché è digestivo, moderatamente astringente, giova alla passion fredda e ventosa del cervello e dello stomaco e a cacciarselo nel naso calma il mal di testa, dà un bel colorito e anche un buon profumo. Per preparare quest'olio occorrono spica aromatica, vino e acqua, e infine olio sesamino.

La nostra curiosità è attratta dall'olio di scorpion. La ricetta di per sé non è molto elaborata; Presi 20 scorpioni, o più o meno secondo la quantità loro, cioè in base alla grandezza, si mettono in un vaso di vetro e si ricoprono con due libbre di olio di mandorle amare. Stopa ben la bocca del vaso, raccomanda la ricetta, e falli stare al sole per 30 giorni, poi si cola ed è pronto all'uso; è ottimo per chi soffre di calcoli renali, e rompe la pietra della vescica, naturalmente spalmato nei lombi, sul pube e nel pettenecchio.

Più complessa la preparazione dell'olio volpino. Anzitutto bisogna procurarsi una volpe, cavarle le interiora, e metterla in un vaso. Poi si fa fondere sopra acqua di fontana e anche marina, si aggiunge olio antico chiaro e si procede facendo bollire tutto insieme, fin che sia consumata l'acqua e le membra della volpe siano dissoluti, aggiungendo fiori d'aneto, timo, sale comune. È un ottimo rimedio per alleviare i dolori articolari, il mal di schiena e le disfunzioni renali.

In un altro scaffale si trovano gli unguenti; il primo è quello detto populeon, la cui ricetta è veramente complicata per l'elevato numero di ingredienti: foglie di papavero nero, mandragola e le sommità più tenere dei rovi, poi foglie di lattuga, di viole, un po' di ombelico di venere, di sempreviva maggiore e minore e per ultimo tre libbre di lonza porcina fresca e non salata. Tutte le erbe si devono pestare e aggiungere alla carne in modo da farne una massa che si lascia così per otto giorni. Infine si divide in piccole parti e si mette a bollire a fuoco lento con una quantità sufficiente d'ottimo vino tanto che si consuma; si cola e si conserva. L'unguento, ottimo rimedio per conciliare il sonno, mitigare la doglia del capo nata dal calore delle febbri acute, si usa spalmandolo sulle tempie, i polsi, le piante delle mani e dei piedi».

Un altro unguento è quello basilicon: ottimo per curare le ferite che non hanno infiammazione, è anche facile da preparare; si prende un pochino di cera bianca, resina di pino, pece, incenso e anche mirra, tutti in parti uguali, e poi si fanno macerare nell'olio.

Infine anche l'unguento de morbo gallico, come era stata battezzata una delle malattie più devastanti di quel secolo, la sifilide. La ricetta la riportiamo integralmente. Piglia butirro fresco, songia di porcello, olio violato, songia di vitello, di capretto, olio di mandorle dolci, songia di gallina; si fa bollire tutto insieme e poi si spalma sul corpo. Miracoloso!

Nello scaffale dove sono conservati gli elettuari, cioè i composti di spetie elette ridotte in polve e confettate có zucchero, con mele, con piropi, con suchi e con altre ingrossationi come gomme intenerite, frutti, radici tratte in polpa e simili, si trova in bella vista la trifara magna, utilissima agli affetti delle donne e anche per favorire il sonno! Ha buoni effetti anche sui fanciulli noiosi e che molto piangono; si dà in pillole con il latte, però quello di donna. La ricetta, ricca di spezie, semi e frutti, è molto conosciuta e si prepara in due modi; l'una con l'opio e l'altra senza.

Per l'indisposizione dello stomaco, contro le nausee, per combattere il mal di testa e i dolori delle giunture, non esiste altro rimedio che la hiera picra di Galeno, utilissima anche perché acuisce i sentimenti à letterati e loro soccorre quando per troppo studiare, leggere e scrivere si trovano oppressi: si prepara con cinnamomo, legno di balsamo, spigo nardo, mastice e zafferano. Non manca l'argento vivo, considerato una medicina superiore a tutte le altre perché combatte mali innumerevoli. Usato in pillole promuove due discrete evacuazioni ogni giorno, combatte la Luè Gallica fresca, dolori, piaghe, febbri lente, reumatismi, coliche, rogne ostinate, lepra, sciatica, gotta, fistole e polipi. Si prepara con terbentina e quattro grani di aloe. Bevuto liquido, a guisa di Rosolio, la mattina per trenta o quaranta giorni, guarisce molte malattie croniche. Secondo un'antica ricetta, portato sul seno sinistro, coperto con un po' di tela o del raso di colore rosso respingerebbe addirittura la peste.

Tra le polveri, quella di sandalo rosso, ottimo rimedio contro le febbri e le infiammazioni. Una vetrina contiene le acque, di lattuga, de plantagia, mirabile per i suoi effetti nel sanare l'ulcera gallica della gola e del membro. L'acqua de verdolaga, insieme a quella di lattuga, è efficace per nettare, fortificare e rinfrescare il fegato.

Nell'ultima vetrina è rimasto solo un vaso, bianco e blu; scopriamo che conserva un vero e proprio rimedio per tutti i mali, una panacea. La composizione di questo elisir si perde nella notte dei tempi. Ma questa è un'altra storia!

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