Esercitazione nel golfo di Cagliari
La capitaneria simula il soccorso ai passeggeri di un Boeing caduto in mare
CAGLIARI. Sembra tutto vero: sommozzatori in acqua, centrale operativa della Capitaneria di porto tempestata di messaggi in inglese di ogni tipo, elicotteri in volo, ambulanze pronte a fare la spola con gli ospedali. Tutti calati nella parte: l'emergenza sembra vera. Ma in realtà si è trattato solo di un allenamento. Si parte dall'allarme lanciato da un Boeing 737 in volo da Trapani e diretto a Cagliari Elmas con 105 persone. E si continua con il drammatico sos di una passeggera: «Siamo in mare, vicino a un troncone galleggiante dell'aereo, a circa cinque miglia da Capo Pula, ci sono morti e feriti». Sì, perché l'aereo - sempre nella simulazione - alla fine precipita. Spezzato in due tronconi: solo uno rimane a galla mentre l'altro va giù, in fondo al mare. È l'esercitazione “Squalo 2014”, organizzata dalla capitaneria di porto di Cagliari su delega del comando generale. Un test internazionale ha visto impegnati da ieri mattina quattrocento uomini, tra figuranti e personale impegnato nei soccorsi, sei velivoli (due aerei e un elicottero francese, un aereo spagnolo, un elicottero della guardia costiera e uno dell'Ami) e 20 mezzi navali di capitaneria di porto, guardia di finanza, carabinieri, vigili del fuoco e polizia. Un'operazione internazionale, seguita dagli osservatori dell'amministrazione marittima slovena, guardia costiera argentina, aeronautica francese e spagnola, della Croazia e del Marocco. L'emergenza (per finta) è scattata alle 8:55: motore destro del Boeing in avaria. Poco più tardi anche il sinistro farà la stessa fine. Risultato finale: 23 morti, 82 naufraghi soccorsi e salvati in mezzo alle onde, molti feriti.
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