“Sacrosante risate” con la satira di Staino
Il padre di Bobo ha aperto ieri il festival Marina Café Noir «Oggi chi sta a sinistra ha perso ogni riferimento politico»
CAGLIARI. «Noi satirici ce l'abbiamo coi dogmatismi. Siamo per il dubbio. Ma quando Papa Francesco dice che è in atto la terza guerra mondiale ha ragione e a me tra poco toccherà fare vignette per l'Osservatore romano e l'Avvenire», scherza Sergio Staino in una Piazza Savoia strabordante di pubblico alle sei del pomeriggio.
Marina Café Noir, festival di letterature applicate alla vita quotidiana, ha aperto ieri con il padre di Bobo, che ha inaugurato “Sacrosante risate”, mostra collettiva dei più grandi disegnatori satirici italiani, equamente distribuiti tra il Café Savoia e il Florio in piazza San Domenico per tutta la durata della manifestazione. La biografia professionale di Staino coincide con la storia d'Italia durante gli ultimi cinquant’anni, a partire dal Sessantotto e poi dalla collaborazione con l'Unità: «Ora l'Unità non c'è più. Mi dispiace, anche se non mi davano soldi da due anni». Uscito nel 1979 dal Partito comunista marxista leninista, Staino voleva dedicarsi «solo a un umorismo di famiglia con Bobo e Bibi – racconta – Ma poi è andata in maniera diversa. C'era negli anni Ottanta una trasmissione mattutina diretta da Gustavo Selva che Fortebraccio chiamò “Radio Belva” e io, stanco dei commenti anticomunisti da guerra fredda, pubblicai su Linus una striscia in cui Bobo e Bibi, appena svegli davanti al caffé fumante, vengono pian piano investiti da una bufera di neve e ghiaccio che penetra in cucina e gela tutto. La battuta finale arriva dalla radio “Abbiamo trasmesso Radio Selva”. Quella striscia finì nei manifesti elettorali del Pci senza il mio permesso. Un paio di anni dopo Macaluso, direttore dell'Unità, mi chiese di collaborare accettando tutte le mie condizioni. Ero talmente diffidente che buttai giù dieci strisce le più cattive possibile, me le pubblicarono tutte. C'era allora, l'ho capito dopo, l'idea di svecchiare il monolite del Partito comunista e dare evidenza a tutti i dibattiti che animavano le sezioni e che mai trovavano spazio sul giornale. Questa scelta ha portato fortuna a Bobo e al partito che in qualche modo ha resistito al crollo del sistema sovietico».
Forte di una tradizione di cattolicesimo illuminato che la Toscana può vantare da La Pira a padre Balducci, Staino se la prende con quelli che usano la religione come arma di potere e cita sua madre che, nel 1948, al confessore che non le voleva dare l'assoluzione se avesse votato il blocco socialista,i rispose in dialetto: «Sa come si fa? La se la tiene» e tornò a casa sconvolta.
Quanto all'oggi, se la satira non ha spazio è colpa degli editori che non hanno coraggio. «La fuga nel populismo di Grillo – dice Staino – è segno dello scoramento generale. Quando Pericoli ridicolizzava Leone aveva dietro un movimento collettivo di cui diventava sintesi. Io non divento sintesi di nulla; oggi siamo commentatori sperduti senza partito e senza sinistra di riferimento. E se ci si concentra sullo scontro tra Renzi e D'Alema si perde di vista il mondo».
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