Sequestrate sei suite del Romazzino
Cresce anche la lista degli indagati, ora sono arrivati a cinque Per tutto il giorno il procuratore Fiordalisi ha ascoltato diversi testimoni
INVIATO A PORTO CERVO. Le sei Family Suite dell’hotel Romazzino sono state chiuse, ieri, dal procuratore della Repubblica di Tempio Domenico Fiordalisi. Il sequestro probatorio (già convalidato dal gip del tribunale di Tempio Marco Contu) di oltre un migliaio di metri cubi di immobili a cinque stelle con annesse verande, prato inglese e piscine private trae origine dalla lunga e controversa querelle giudiziaria per abusivismo edilizio finita davanti al Tar e al Consiglio di Stato che, nelle loro ordinanze e sentente, bocciavano quanto realizzato con il Piano Casa accanto al vecchio e candido complesso alberghiero disegnato da Jacques Couelle per Karim Aga Khan (sulla scorta dei progetti del Cala Di Volpe), le nuove e messicaneggianti suite progettate dai fratelli Tonino e Raimondo Fadda per conto della Sardegna Resorts srl, allora controllata da Tom Barrack. Suite che davano fastidio al confinante gruppo immobiliare svizzero “Abc srl” amministrata in Gallura dal commercialista olbiese Libero Balata il quale ricorse al Tar. Il giudice dichiarò illegittimi quei lavori non derogabili e, in particolare, l’aumento di volumetrie in zone sottoposte a vincoli di ogni genere e in aree prospicenti il mare non contigue con la vecchia struttura ricettiva. Gli indagati. La concessione edilizia rilasciata dal Comune di Arzachena nel 2010 ha fatto finire sul registro degli indagati un nome nuovo, quello di Aleksandra Dubrova, la fascinosa russa già amministratrice delegata di Sardegna Resorts srl indiziata del reato di abusi edilizi al pari del suo successore Mariano Pasqualone, dei fratelli Tonino e Raimondo Fadda (l’ingegnere e il geometra che lavoravano per conto della società di Barrack ora cedute al Qatar) e, per il reato di abuso d’ufficio, l’ex capo dell’ufficio tecnico del Comune Antonello Matiz.
La corruzione. Le inchieste giudiziarie aperte da Domenico Fiordalisi toccano il cuore pulsante della Costa Smeralda – le attività immobiliari e il sistema economico finanziario – ma anche le corsie preferenziali imboccate da alcuni imprenditori che hanno scelto di investire nel nord Sardegna, come sulla fascia costiere di La Conia, tra Cannigione e Arzachena. Stanno emergendo gigantesche dazioni di denaro, un reato di corruzione che ha già toccato l’ex capo dell’ufficio tecnico di Arzachena Antonello Matiz e i fratelli Tonino e Raimondo Fadda e sul quale ieri mattina il colonnello Antonio Fiorillo, che coordina il gruppo di investigatori dei carabinieri di Sassari, Olbia e Porto Cervo, ha cercato ulteriori conferme. I carabinieri hanno sentito una decina di persone informate sui fatti, tra le quali la ex collaboratrice di Antonello Matiz, una dipendente del Comune di Arzachena.
La difesa. «Il mio assistito – ha precisato l’avvocato Gerolamo Orecchioni, che con il collega Filippo Orecchioni assiste Antonello Matiz – ha chiesto d’essere sentito al più presto dal magistrato inquirente, sul quale ripone la massima fiducia». Nel frattempo la macchia giudiziaria è rimasta attiva per tutto il periodo feriale, acquisendo i documenti necessari per mettere a punto il blitz avviato ieri l’altro con le sei perquisizioni domiciliari e di studi professionali di Arzachena, Porto Cervo, Cagliari e Roma.
I sequestri. Una attività giudiziaria che è proseguita ieri con il sequestro probatorio delle sei suite con annesse altrettante piscine private ad uso esclusivo di ciascuna villetta. Sequestro messo in atto dai carabinieri di Porto Cervo guidati dal luogotenente Giulio Brandanu. Mentre il capo della procura Domenico Fiordalisi, in una delle stanze messe a sua disposizione nella caserma di Porto Cervo dell’Arma, coordinava ogni mossa dei suoi uomini. Il magistrato, in queste delicatissime inchieste, si avvale della collaborazione di esperti in materia urbanistica, edilizia e nel campo amministrativo provenienti dalle università di Roma e Sassari, tutti concordi nel sostenere uno dei punti basilari dell’accusa: le concessioni rilasciate dal comune di Arzachena sono illeggittime, così come sancito dal Tar e dal Consiglio di Stato. All’esame del magistrato anche il patto di non aggressione stipulato tra la immobiliare svizzera “Abc srl” e la Sardegna Resorts srl che prevede, in cambio del ritiro del ricorso al Tar contro le costruzioni delle suite, l’utilizzo di una di queste villette nel periodo di maggior lucro economico, il mese di Agosto. Un contratto di comodato d’uso gratuito che aveva portato gli amministratori della società Svizzera a sorvolare sul fatto che nei terreni confinanti si stavano realizzando costruzioni abusive. Le inchieste di Domenico Fiordalisi dilagano in diverse direzioni, ma tutte confluiscono nell’ufficio tecnico del comune di Arzachena. Il cui intero archivio e le oltre 10mila pratiche edilizie licenziate negli ultimi 10 anni sono al vaglio degli investigatori.
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