La Nuova Sardegna

Ora è caccia al cromosoma Y

Ora è caccia al cromosoma Y

Ulteriori esami potrebbero restringere il cerchio dei parenti di Antonio Lai

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NUORO. E adesso, la vera scommessa è la caccia al cromosoma Y. O meglio, la caccia ad altro materiale biologico che consenta a un genetista di procedere all’esame di quel cromosoma, e di restringere così il cerchio dei parenti dei Lai tra i quali, secondo il consulente della difesa Andrea Maludrottu, si nasconderebbe chi ha lasciato il suo Dna sullo scotch che il 26 marzo del 2008 ha avvolto la mano sinistra di Dina Dore. Per ora, conti alla mano, tra cugini di primo grado, nipoti e altri consanguinei, il cerchio si è ristretto su poco meno di una quarantina di persone, ma con l’analisi del cromosoma Y sarebbe possibile stabilire, tra le altre cose, se la parentela è da parte di padre o da parte di madre, rispetto ad Antonio Lai, papà del superteste Stefano Lai.

Gli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi, nella loro memoria depositata nella cancelleria della corte d’assise, chiedono dunque alla corte che disponga un nuovo prelievo, anche coattivo, di materiale biologico da Antonio Lai, e che la corte deleghi, per questo fine, «per ragioni di opportunità, il comando provinciale dei carabinieri di Nuoro». La difesa chiede anche alla corte di nominare un perito di «affermata professionalità ed esperienza», e ricorda anche che tra questi, «come maggior esperto, ricorre il nome del professor Giardina dell’università di Tor Vergata».

Nei prossimi giorni, dunque, a Gavoi potrebbero partire i nuovi prelievi e analisi su bicchieri, tracce di saliva, mozziconi di sigaretta. A luglio, quando la rete di collaboratori della difesa aveva prelevato il bicchiere di Antonio Lai, nel bel mezzo delle giornate del festival Isola delle storie, altri potenziali preziosi reperti erano andati in fumo spesso per un nonnulla: in un caso, il bicchiere era stato lavato inavvertitamente. In un altro, invece, la possibilità di estrapolare il Dna era stata inquinata dall’eccesso di alcol bevuto dal soggetto o da un pezzo di carne troppo grassa deglutita poco prima. Scene da Csi, se non fosse che c’è di mezzo la storia di un omicidio terribilmente vero.

Per l’esperto di genetica medica e forense Andrea Maludrottu, tuttavia, esiste già un punto fermo: «Esistono 5,73 possibilità su un triliardo, che un altro individuo, preso a caso nella popolazione mondiale (circa 7 milioni di individui) abbia lo stesso profilo genotipico ricavato dal bicchiere di vetro acquisito». (v.g.)

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