La Nuova Sardegna

i familiari della vittima

«Siamo allo stremo»

«Siamo allo stremo»

«Non vorremmo fosse uno stratagemma»

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GAVOI. «Non vogliamo pensare che sia uno stratagemma per bloccare il processo. Per noi sarebbe un altro dolore, questa vicenda ci sta logorando, siamo stremati e non vediamo l’ora che finisca». I familiari di Dina Dore, la donna uccisa in casa a Gavoi sei anni fa non hanno voluto fare troppi commenti sulla notizia fatta trapelare dalla difesa di Francesco Rocca, il marito di Dina sotto processo in Corte d’assise a Nuoro con la pesantissima accusa di essere il mandante del delitto della moglie.

«Ben vengano tutti i controlli – ha sottolineato Bruno Dore, che insieme ai fratelli Giuseppe e Graziella ha combattuto per avere giustizia e non ha perso una sola udienza del processo al cognato -, è giusto che vengano fatti tutti i riscontri e ne siamo ben felici perché noi non vogliamo che venga condannato un assassino, ma l’assassino di Dina. Non nego che siamo comunque perplessi per questa nuova notizia. Abbiamo sempre avuto fiducia nella giustizia e continueremo ad averne, ma è chiaro che non può che lasciarci stupiti questa novità dopo quanto è stato fatto dagli investigatori. Vogliamo sperare che non sia un tentativo per ritardare il processo, magari per cercare di spostarlo lontano da Nuoro. Comunque – ha continuato Bruno Dore – restiamo in attesa di sviluppi della vicenda. A noi interessa soltanto che venga fatta giustizia per il male che è stato fatto a nostra sorella. Vogliamo che si sappia tutto, che venga esaminata qualsiasi cosa. Ma vogliamo anche sperare – ha concluso il fratello della donna uccisa Gavoi – che non sia uno stratagemma per far slittare il processo o addirittura bloccarlo. Tutta la vicenda ci sta logorando, vorremmo rispetto per il nostro dolore». (plp)

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